Presentazione di Sergio Ribichini

PRESENTAZIONE DI SERGIO RIBICHINI

Roma, 12 maggio 2016 – Istituto Nazionale di Studi Romani, Piazza Cavalieri di Malta, 2
Presentazione del XX volume de "L'Africa Romana"


Confesso di avere accettato il compito di presentare questo volume con molto piacere e con un certo disagio. O per dire meglio: con un certo piacere e con molto disagio.

Con piacere, giacché l’invito veniva da Attilio Mastino, che ho conosciuto nel 1985 a Sassari, per il III convegno di Studi sull’Africa romana; che ho rivisto più volte e con il quale ora collaboro, per la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, la SAIC.

Dunque non solo non potevo dire di no, ma anzi dovevo ricambiare l’onore che Attilio mi faceva chiamandomi a questo ruolo.

Anche con disagio, però; perché nel libro c’è già una bella presentazione[1] e soprattutto perché Attilio è come un auriga sempre in corsa, che spinge il carro delle sue iniziative a velocità impressionante.

Ho scritto questi appunti con la mano sinistra, perché la destra era fissa sulle caselle di posta elettronica, dove i suoi messaggi arrivano in quantità notevole, per assicurare uno slancio laborioso alla nuova impresa della SAIC, che ci unisce, ci trascina, ci appassiona.

Con disagio, poi, perché non è facile rendere l’omaggio dovuto ai curatori del libro, a Paola Ruggeri che dal 1992 ha affiancato Mastino nel duro ed efficace impegno editoriale, e che per questa occasione si è avvalsa della collaborazione di Maria Bastiana Cocco, Alberto Gavini, Edgardo Badaracco e Pierpaolo Longu. Nomi che rappresentano gli epigoni di una scuola sarda di africanisti affermata a livello internazionale.

Con disagio, infine, perché è difficile trovare un criterio capace di compendiare gli atti di un grande convegno che è anche il bilancio di trent’anni di appuntamenti internazionali, con centinaia di partecipanti.

Un libro con oltre 2500 pagine: non potevo leggere tutto. Non avrei fatto in tempo per questo incontro e non sarei davvero riuscito ad assimilare tutti i contributi.

Consapevole dei miei limiti, lo stesso Attilio mi ha proposto di presentare solo i saggi più vicini ai miei interessi. E in tal senso mi sono accordato con Isabel, cui spetta il lavoro maggiore.

Scorrendo l’indice, ne ho selezionati una quarantina: dedicando un minuto ciascuno, avrei bisogno almeno del doppio del tempo di cui dispongo.

E farei giusto in tempo a dire i titoli. Forse.

Dovrei trascurare ad esempio, tra le presentazioni di volumi, quella degli Studi in ricordo di Giovanni Tore, che rende onore alla saggezza dell’amico punicologo precocemente scomparso[2].

Dovrei presentare chi propone una riflessione sulle forme di traduzione letterale o piuttosto di adattamento da una lingua all’altra, come nel caso delle bilingui libico-puniche e libico-latine di Dougga, quali espressioni di un preciso disegno politico avviato dal re numida Massinissa[3]. Dovrei riassumere decenni di ricerche d’epigrafia punica[4] e progetti di corpora per testi incisi, graffiti o dipinti su oggetti ceramici[5].

Dovrei riproporre problemi d’iconografia monetaria e il contenuto ideologico di rappresentazioni divine in Mauretania[6].

Dovrei presentare bilanci e prospettive di numismatica maghrebina, per lo studio delle serie monetali conservate nei musei tunisini[7].

Ma certo non avrei tempo per esaminare tutto con calma.

Dovrei inoltre spaziare tra geografia e storia: politica, economica e religiosa, per parlare di siti e di circolazione di beni nell’articolazione territoriale dei possedimenti cartaginesi[8]. Dovrei discutere d’inediti antroponimi d’origine punica in nuove epigrafi latine della Tunisia[9]. Dovrei evocare il sistema delle rotte tra il litorale nordafricano e la penisola iberica, agli inizi della colonizzazione fenicia[10].

Dovrei segnalare i progetti imperialistici di Alcibiade ricordati da Tucidide come elementi costitutivi dell’impero nella retorica di Aristide e Plutarco[11].

Dovrei dire di avere trovato l’eco di una tesi di dottorato su Massinissa come eroe letterario, della quale ho seguito gli esordi e presto ne vedrò il compimento[12].

Dovrei anche introdurre l’esame dei contributi che trattano dei rapporti tra mondo punico e quello numidico, sul piano linguistico e politico[13].

Ma il tempo di cui dispongo è davvero poco.

Ho pensato allora di selezionare gli studi sulla religione, specie quella punica, seguendo un percorso da spigolatore che potrebbe andare bene: non offenderebbe chi resta escluso e sicuramente coinciderebbe col primo impulso d’ogni lettore, giacché chiunque, in un libro appena edito, va subito a curiosare le cose a lui più vicine.

Potrei così elogiare la presenza di studi sulla sempre problematica interpretazione dei cosiddetti tofet, nella loro specificità e nel passaggio dal culto del Baal cartaginese a quello del Saturno africano[14].

Potrei questionare su significato e sopravvivenza del rito molk nell’Africa romana[15]. Potrei valutare la nozione della divinità presso gli antichi Libici[16] e la venerazione del dio dell’oasi di Siwa[17]. Potrei discutere di pluralismo religioso, sulla scia di un progetto sulle strategie di appropriazione religiosa dell’Africa romana[18].

Potrei anche rammentare, con Arnobio di Sicca, le statue che uscivano dai forni, gli dèi fabbricati col martello, i nastri appesi agli alberi, le pietre cosparse d’olio di oliva, secondo tradizioni indigene e finanche puniche[19].

Ma rischierei di sovrappormi a quanto dirà tra poco la collega Isabel.

Dovrei soffermarmi alquanto anche sui progressi degli studi sul culto di Sardus Pater ad Antas e su quel tempio in suo onore, per il quale si presentano qui alcune tematiche della decorazione architettonica fittile, pertinente alla fase repubblicana, e una ricostruzione grafica del personaggio divino[20].

E non potrei certo dimenticare l’attenta rilettura dell’iconografia di un anello d’argento recuperato nel corredo di una tomba d’epoca tardo-romana, che porterebbe ad escludere l’interpretazione offerta nel 1976 da Robert Du Mesnil du Buisson, che vi leggeva il nome di Sid Babi[21].

E finirei così, inesorabilmente, troppo lontano.

Dovrei poi dare spazio agli studi dei corredi funerari delle necropoli fenicie e puniche in Sardegna[22], ai cataloghi di materiali conseguenti che ne illustrano la tipologia[23] o l’uso continuativo in tarda età tardo-punica e nella successiva età romana[24].

Ma andare in cerca dei contributi che più m’incuriosiscono, rifletterebbe una preferenza comunque soggettiva, fatta di silenzi e di elogi; e perderei la vostra attenzione.

Sono allora tornato a sfogliare i tre volumi con un occhio rivolto ai fatti religiosi e l’altro al tema del convegno: “momenti di continuità e di rottura”. Mi son detto che avrei potuto additare la presenza di studi su interazioni e mutazioni nel credo; interferenze, tradizioni e cambiamenti nel culto, con l’attenzione rivolta all’esame dei rapporti tra Fenici, Greci, Romani e popolazioni indigene, sia in nord-Africa che in Sardegna, nonché sulle ripercussioni che per queste tematiche si rilevano nella storiografia antica e recente[25].

Ma erano davvero troppi i contributi che comunque avrei dovuto affidare al commento di Isabel.

Per non dire dell’attenzione da prestare agli studi sulle interferenze tra Sardi e Fenici, sulla nascita di nuove realtà sociali e comunitarie[26], sulla continuità tra il periodo punico-ellenistico e l’età romano-repubblicana[27]; come pure sulle relazioni tra Etruria e Sardegna agli inizi dell’età del ferro[28], e sui processi di formazione urbana e dei gruppi elitari delle comunità tra IX e VIII secolo, in ragione delle risorse agricole e minerarie[29] e con forme legate alla diffusione d’ideologie[30] e modelli orientali[31].

Da studioso di cose puniche, avrei potuto segnalare vari contributi sul territorio sulcitano in epoca punica e romana, con i risultati d’indagini archeologiche in siti e materiali specifici[32], su particolari strutture edilizie[33] o sulla caratterizzazione del patrimonio storico-archeologico di tutta la zona e in un periodo ancora più ampio[34].

E non potrei farcela, in ogni caso, a entrare nel dettaglio.

Né avrei dovuto dimenticare i più numerosi contributi dedicati a un altro importante insediamento, che costituiscono un corposo caso di studio, con la presentazione di obiettivi e primi risultati di un progetto di ricerca ad ampio spettro[35], le analisi archeometriche e le indagini subacquee[36]; le operazioni di scavo in settori ancora inesplorati[37]; i materiali da costruzione impiegati nelle diverse fasi edilizie dell’insediamento stesso[38]; i frammenti ceramici e i contenitori anforici che consentono di ricostruire i flussi commerciali[39] o si presentano come possibili indicatori di tensioni, nei rapporti commerciali del Mediterraneo antico[40].

Insomma: prediligere un argomento a detrimento di altri era comunque una scelta difficile; nè Isabel ed io potremmo certo presentare tutti gli articoli dei tre tomi, come ci ha scritto con ansia Attilio Mastino, qualche giorno fa, scorrendo lo scambio di mail che concordava i nostri interventi.

Oltretutto, non avrei voluto né dovuto sovrappormi a quanto ha già scritto Guido Clemente nel primo tomo[41], dove ha ricostruito la storia dei Convegni e sottolineato l’ampia collaborazione con Istituti di ricerca, Università, Società scientifiche nazionali e internazionali.

Né dovrei ripetere quello che lo stesso Mastino ha sostenuto nel saluto introduttivo, sulla rete di rapporti, relazioni, amicizie, informazioni, che sono il risultato dell’esperienza vissuta nei vari decenni di attività.

E non vorrei oltretutto perdere tempo a considerare il patrimonio di conoscenze raggiunto con questi convegni e nei volumi che lo testimoniano: libri che s’intitolano all’Africa Romana ma danno largo spazio anche al mondo fenicio e punico, a quello berbero e libico, al mondo nuragico e prenuragico, alle civiltà italiche e alle altre del Mediterraneo antico.

E certo avrei dovuto anche replicare a chi discredita la dimensione monumentale di questa cinquantina di tomi, a chi critica la vastità e la dispersione degli argomenti trattati. Risposta facile, peraltro, e semplice da argomentare, ponendosi a fianco di chi loda la varietà degli interessi, di chi apprezza il metodo interdisciplinare e la veste editoriale, di chi elogia l’immediatezza e la puntualità della pubblicazione, nonché la diffusione capillare dei volumi nelle biblioteche di antichistica.

Dovrei, potrei, vorrei: il tempo si va esaurendo e più non sono in grado di affermare.

Però, mentre scrivevo gli appunti per denunciare la mia insipienza, mi rendevo conto che una scelta comunque l’andavo facendo; che in fondo, e con il mio sinuoso cammino tra i contributi, andavo rispondendo all’invito dell’allora Rettore dell’Università di Sassari promotore dell’incontro di studio.

Quasi senza volerlo, mi andavo così convincendo che avrei potuto riprendere queste note, citando studi e mostrando argomenti; avrei offerto, almeno, una qualche idea del contenuto di questa Ventesima Africa Romana.

E potevo dunque confidare d’avere anche mostrato in questo modo quanto il Mediterraneo antico fosse luogo di confronto e di dialogo; quali spunti da esso e con le pagine dell’Africa Romana possiamo ancora trarre, per obbligare le nostre discipline a capirsi, in nome d’una fiducia reciproca, di raffronti costruttivi, d’una contaminazione scientifica fatta di rispetto, attenzione, apprezzamento.

Ripeto dunque, a mo’ di conclusione, l’auspicio di Mastino e il suo parere su questi Atti, scritti e pubblicati nel desiderio d’un incontro e d’una speranza, da rinnovare e alimentare anche negli anni terribili e difficili che andiamo vivendo[42].



[1] Claude BRIAND-PONSART, Présentation: pp. V-XV.

[2] Attilio MASTINO, Presentazione del volume Epì oínopa pónton. Studi sul Mediterraneo antico in ricordo di Giovanni Tore, a cura di C. Del Vais: pp. 107-113.

[3] Intissar SFAXI, Expériences de traduction dans l’univers libyque: l’apport des inscriptions bilingues.

[4] Alessandro CAMPUS, L’Africa romana per l’epigrafia punica: trent’anni di ricerche.

[5] Paola CAVALIERE, Danila PIACENTINI, Epigrafia del quotidiano nel mondo fenicio e punico d’Occidente.

[6] Elena MORENO PULIDO, Melqart-Herakles nella monetazione mauritana.

[7] Zakia BEN HADJ NACEUR-LOUM, Trente ans de numismatique maghrébine: quel bilan et quelles perspectives?

[8] Alessandro DE BONIS, Distribuzione di siti e circolazione di beni nella Tunisia punica.

[9] Ali CHERIF, Prospections archéologiques et découvertes épigraphiques dans la région de Bou Arada (Tunisie).

[10] Caterina Maria COLETTI, Alcune considerazioni sugli itinerari marittimi del Marocco settentrionale tra l’antichità e il medioevo.

[11] Emilio GALVAGNO, Atene, Cartagine, Roma e la retorica di Elio Aristide.

[12] Mathilde CAZEAUX, Masinissa, traître loyal: paradoxes d’une figure héroïque chez Tite-Live. Cf. Mathilde CAZEAUX, « Dia tèn pros te theous kai tous anthrôpous athesian » (Polybe, XIV.1.4). Les alliés numides de la seconde guerre punique dans leurs rapports aux dieux et aux hommes, in « Guerre et religion dans les conflits entre Carthage et Rome. Traces et représentations ». Colloque Jeunes Chercheurs tunisiens, français et italiens, organisé par Corinne Bonnet, Mohamed Tahar et Sergio Ribichini. Toulouse, 31 mai – 1er juin 2016.

[13] Mansour GHAKI, Dougga, le libyque horizontal et la punicisation.

[14] Bruno D’ANDREA, Continuità e rottura in Nord Africa nel passaggio dall’età punica all’età romana: l’esempio delle stele votive, tipologie formali, iconografie e iconologie.

[15] Luis Alberto RUIZ CABRERO, «Non potevo fumare l’erba sul prato di mio padre». La supervivencia del molk en el África romana.

[16] Josuè RAMOS-MARTÍN, Antonio TEJERA GASPAR, La concepción de la divinidad entre los antiguos Libios.

[17] Najoua CHEBBI, Ammon: identité, espace et populations.

[18] Valentino GASPARINI, L’Africa romana, laboratorio di mutazioni religiose. Nuove prospettive su preferenze individuali e spazi di negoziazione. Gli obiettivi principali di un progetto di studio triennale Introducing New, Re-interpreting Old Gods. Religious Pluralism and Agency in Africa Proconsularis and Numidia (146 BC – 235 AD).

[19] Ridha KAABIA, Arnobe de Sicca du paganisme au christianisme: l’évolution cultuelle d’un lettré romano-africain.

[20] Giuseppina MANCA DI MORES, Il Sardus Pater ad Antas e la tarda repubblica romana.

[21] Paolo Benito SERRA, Su un anello d’argento da Antas-Fluminimaggiore e su un sigillo in bronzo da Scano Montiferro.

[22] Piero BARTOLONI, Le necropoli fenicie di Sulky. 1: le collezioni private.

[23] Elisa POMPIANU, La necropoli di Villamar nel contesto della presenza cartaginese nella Marmilla.

[24] Sara MUSCUSO, Le urne cinerarie di età ellenistica dalla necropoli sulcitana.

[25] Stefan ARDELEANU, Au-delà du couple “continuités et ruptures”. Problèmes de périodisation en Numidie entre le IIe s. av. J.-C. et la fin du Ier s. ap. J.-C. ; Nouzha BOUDOUHOU, Témoignages littéraires et archéologiques de circulations aux confins des Maurétanies aux époques préromaine et romaine. Orietta Dora CORDOVANA, Note su alcune dinamiche di relazioni culturali in Africa romana. Serena ZOIA, Rotture e continuità nel paesaggio epigrafico mediterraneo di età romana: un confronto. Carlo TRONCHETTI, Continuità e trasformazione nella Sardegna romana tra repubblica e primo impero. Hamid ARRAICHI, Le Maroc antique dans l’historiographie contemporaine: continuité, rupture ou mutation? Marco Edoardo MINOJA, Carlotta BASSOLI, Valentina CHERGIA, Fabio NIEDDU, Una città sul mare. Ricerche archeologiche a Bithia. Maria Adele IBBA, Alfonso STIGLITZ, Maura VARGIU, Paesaggi rurali dell’hinterland di Cagliari: il territorio di Settimo San Pietro. Elisabetta GARAU, Marco RENDELI, Ignazio MURA, Noemi FADDA, Enrico SARTINI, Sant’Imbenia: gli ambienti commerciali e la piazza. Beatrice Alba Lidia DE ROSA, Studi archeometrici preliminari su alcune ciotole carenate dell’età del Ferro dal sito nuragico di Sant’Imbenia.

[26] Jeremy Mark HAYNE, Emanuele MADRIGALI, Andrea ROPPA, Continuità e innovazioni formali nei materiali da S’Urachi: un riflesso di interazione tra Nuragici e Fenici.

[27] Michele GUIRGUIS, Rosana PLA ORQUÍN, Monte Sirai tra età punica e romana (IV-II secolo a.C.). Trasformazioni urbane e continuità culturale nella Sardegna di età ellenistica.

[28] Matteo MILETTI, Stefano SANTOCHINI GERG, Le relazioni fra Etruria e Sardegna nella Prima e Seconda età del Ferro.

[29] Mauro MARIANI, Sant’Imbenia e i processi di formazione urbana in Sardegna nell’età del Ferro.

[30] Paolo BERNARDINI, Tradizione e cambiamento, continuità e rottura in Sardegna nella Prima età del Ferro: l’esempio di Monte Prama.

[31] Alessandra GOBBI, Teresa MARINO, La Prima età del Ferro a Pontecagnano. Dinamiche insediative e topografia delle necropoli.

[32] Giovanna PIETRA, Il Sulcis in età romana. Antonella UNALI, Sulci in età repubblicana: la cultura materiale.

[33] Felicita FARCI, Gianfranca SALIS, Un contributo allo studio del Sulcis punico-romano: l’intervento 2011-12 in località Su Landiri Durci (Carbonia).

[34] Oliva Rodriguez GUTIERREZ, Jacinto SANCHEZ GIL DE MONTES, Araceli RODRIGUEZ AZOGUE, Alvaro FERNANDEZ FLORES, “In campis myrteis”. Un proyecto para el análisis diacrónico del territorio de la región sulcitana: una primera aproximación metodológica al estudio de la época antigua.

[35] Jacopo BONETTO, Anna BERTELLI, Filippo CARRARO, Giovanni GALLUCCI, Maria Chiara METELLI, Ivan MINELLA, “Nora e il mare”: ricerche e tutela attorno agli spazi costieri della città antica.

[36] Michele AGUS, Stefano CARA, Andrea Raffaele GHIOTTO, Le terrecotte figurate rinvenute nelle ricerche subacquee di Michel Cassien a Nora: uno studio integrato tra archeologia e archeometria.

[37] Romina CARBONI, Emiliano CRUCCAS, Luca LANTERI, Nora (Pula-Cagliari). Progetto Isthmos. Campagna di Survey e scavo 2013.

[38] Jacopo BONETTO, Giovanna FALEZZA, Caterina PREVIATO, Archeologia dell’edilizia a Nora (Sardegna). Dalla cava di Is Fradis Minoris ai monumenti della città.

[39] Eleonora Maria CIRRONE, I contenitori anforici dal riempimento della vasca-cantina dei vani V e Z dell’area AB a Nora.

[40] Bianca Maria GIANNATTASIO, Ceramica “greco-orientale” dall’area artigianale di Nora, come indicatore di rottura.

[41] Guido CLEMENTE, Momenti di continuità e rottura: bilancio di trent’anni di convegni dell’Africa romana: pp. 41-56.

[42] Attilio MASTINO, Saluto introduttivo: pp. 29-32.