Introduzione di Attilio Mastino

INTRODUZIONE DI ATTILIO MASTINO

Roma, 12 maggio 2016 – Istituto Nazionale di Studi Romani, Piazza Cavalieri di Malta, 2
Presentazione del XX volume de "L'Africa Romana"


La prestigiosa ospitalità dell’Istituto Nazionale di studi romani e dell’amico e maestro Paolo Sommella ci conduce oggi a Roma a presentare gli Atti del XX Convegno internazionale de L’Africa Romana svoltosi ad Alghero nel settembre 2013, pubblicati dall’Editore Carocci a cura di Paola Ruggeri, con la collaborazione di Maria Bastiana Cocco, Alberto Gavini, Edoardo Badaracco e Pierpaolo Longu. Il volume è compreso nella collana del Centro di studi interdisciplinari sulle province romane e del Dipartimento di storia, scienze dell’uomo e della formazione dell’Università di Sassari (rappresentato oggi dal Direttore Marco Milanese) e tratta il tema di Momenti di continuità e rottura: bilancio di trent’anni di convegni L’Africa Romana. Lo abbiamo pubblicato grazie alla consueta generosità della Fondazione Sardegna e del suo presidente il sen. Antonello Cabras.

Grazie alla collaborazione di Massimiliano Ghilardi, torniamo in questo prestigioso Istituto dove il 17 dicembre 2012 avevamo presentato il XIX volume, curato da Maria Bastiana Cocco, Alberto Gavini e Antonio Ibba. Anche questa volta sono presenti tanti amici dell’Institut National du Patrimoine di Tunisi, dell’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle della Tunisia rappresentata da Samir Aounallah e delle Università del Maghreb. E sono trascorsi 33 anni da quando, il 16 dicembre 1983, nella sede della Camera di Commercio, si apriva a Sassari il I Convegno de L’Africa Romana, al quale parteciparono un campione degli Studi Africanisti, quale fu Marcel Le Glay, indimenticabile maestro e amico, e altri nostri cari colleghi, come Hedi Slim con la Signora Latifa, e poi Ammar Mahjoubi, Naidé Ferchiou, Giancarlo Susini e Angela Donati, Giovanna Sotgiu, Cinzia Vismara, l’allora Ispettore della Soprintendenza Archeologica di Cagliari Raimondo Zucca.

Lasciatemi tornare indietro commosso a quel momento lontano, ripercorrendo per un attimo tante storie e tanti avvenimenti, un pezzo lungo significativo e felice della vita di tanti di noi, un percorso che è stato di studi, di ricerche, ma anche di curiosità e di passioni vere.

Volgendoci indietro, quella di oggi è anche l’occasione per ripercorrere una storia lunga, intensa, stimolante, che ha prodotto risultati scientifici, numerose novità e significativi progressi nelle nostre conoscenze e nei nostri studi e insieme un ulteriore consolidamento di quella che è diventata negli anni una vera e propria rete di collegamento tra antichisti a cavallo tra le due rive del Mediterraneo, un rapporto di collaborazione paritario e stimolante tra studiosi di formazione e di provenienza tanto differenti.

Diverse generazioni di studiosi si sono susseguite con passione civile, fornendo contributi di grande interesse e presentando un’enorme quantità di materiale inedito.

È soprattutto grazie ai colleghi provenienti dall’Algeria, dal Marocco, dalla Tunisia e dalla Libia, che i nostri convegni hanno raggiunto nel tempo uno straordinario ampliamento territoriale e geografico, abbracciando la storia del Nord Africa nel suo insieme, al di là della stessa denominazione letterale: l’Africa, intesa non come singola provincia ma vista in alternativa all’Europa e all’Asia, come una delle tre parti dell’oikoumène romana, con un allargamento di orizzonti e di prospettive che permette di superare – scriveva Azedine Beschaouch – la visione ristretta del Mar Mediterraneo, prevalentemente basata su un asse Nord-Sud e di ricordare quello che fu il bilinguismo ufficiale dell’impero dei Romani. L’Africa può allora diventare una parte essenziale del più ampio bacino mediterraneo, un’area costiera non isolata ma che è in relazione con tutta la profondità del continente, trovando nel Mediterraneo lo spazio di contatto, di cooperazione e se si vuole di integrazione sovrannazionale.

A distanza di tre anni dal nostro Convegno il quadro generale del Mediterraneo è notevolmente modificato: le primavere arabe si sono rivelate “inverni” terrificanti, prosegue inarrestabile l’emorragia di profughi che partono dalla Libia e non solo, esposti ad una incivile tratta di persone disperate, soprattutto di bambini; l’insicurezza ha travolto alcuni paesi, il 18 marzo 2015 l’attentato al Museo Nazionale del Bardo è stato un colpo terribile inferto all’economia della Tunisia libera e democratica, ai beni culturali, al patrimonio, soprattutto alle relazioni tra studiosi. Eppure non mancano notizie straordinarie, come il premio Nobel assegnato per la pace al “quartetto” tunisino, espressione dell’ Unione Generale Tunisina del Lavoro (“Union Générale Tunisienne du Travail”, UGTT); della Confederazione Tunisina dell’Industria (“Union Tunisienne de l’Industrie, du Commerce et de l’Artisanat”, UTICA), della Lega Tunisina per la Difesa dei Diritti dell’Uomo (“Ligue Tunisienne pour la Défense des Droits de l’Homme”, LTDH), dell’Ordine Nazionale degli Avvocati di Tunisia (“Ordre National des Avocats de Tunisie”, ONAT).

E poi la presenza dal I ottobre 2015 di 100 studenti magrebini che studiano in Sardegna presso le due Università grazie all’impegno di Unimed e della Fondazione Sardegna (nei prossimi 5 anni si parla di 500 studenti). Altri giovani magrebini che partecipano ai dottorati e agli scavi archeologici europei, come in passato gli studenti dell’Institut Supérieur des Métiers du Patrimoine. L’Agence ha pubblicato il prestigioso libro Je suis Bardo e presentato a Tunisi, per iniziativa del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e dell’Ambasciata d’Italia il 18 marzo 2016, questo XX volume degli Atti de L’Africa Romana e gli scavi archeologici tuniso-italiani.

A Sassari il 22 febbraio 2016 è stata costituita la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, oggi arrivata a 112 associati, interessata ad operare in campo internazionale. Il Consiglio scientifico si è riunito a Tunisi presso l’Istituto Italiano di Cultura il 18 marzo (in occasione delle cerimonie per ricordare l’attentato del Bardo), l’assemblea il 6 aprile a Sassari e oggi a Roma presso l’Istituto Nazionale di Studi Romani. Firmeremo tra poco la convenzione della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine con l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle della Tunisia. La convenzione prevede l’assenso del prof. Ridha Kacem direttore generale dell’Agence per l’assegnazione in comodato d’uso di aule e locali di segreteria per la SAIC, con attività comuni, in particolare la pubblicazione di una Guida di Cartagine plurilingue. La SAIC si propone di favorire opportunità di ricerca, formazione e diffusione delle conoscenze sul patrimonio relativo alle civiltà preistoriche e protostoriche, preclassiche, classiche, tardo-antiche, islamiche, moderne; valorizzare gli apporti di ogni singola iniziativa in questo campo, mantenendo una visione ad ampio spettro e un coordinamento funzionale; contribuire attivamente al dialogo interculturale e alle politiche di sviluppo della Tunisia (e più in generale dei Paesi del Maghreb).

Lavoreremo d’intesa con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale e con gli Istituti Italiani di cultura. Il Rettore dell’Università di Sassari prof. Massimo Carpinelli e il Presidente della Scuola archeologica italiana di Cartagine hanno firmato una convenzione quadro per coordinare l’attività di formazione, soprattutto all’interno del Dottorato di ricerca “Archeologia, storia, scienze dell’uomo” dell’Università di Sassari. Ma altri accordi sono in fase di elaborazione.

Dal nostro osservatorio, constatiamo che, nonostante le preoccupazioni, possono moltiplicarsi ora le grandi imprese di collaborazione internazionale. Questo volume vuole restituire l’unità della conoscenza, sbriciolata in mille rivoli dalle pratiche accademiche, quasi che s’assaporasse la condanna divina della confusione delle lingue di babelica memoria. Qui è restituita la lingua delle origini, che parlano all’unisono storici, archeologi, epigrafisti, numismatici, giuristi e scienziati delle scienze esatte che combinano i loro saperi a quelli umanistici, tutti provenienti da tanti paesi.

Da questa polifonia è restituita la lingua delle origini prima di Babele che parlarono gli uomini prima che i fratres in humanitas fossero separati dall’ignorantia, dall’incapacità di ascolto della parola, unica, di tutti gli uomini.

Cari amici, noi tutti abbiamo creduto che la nostra azione non potesse esaurirsi nell’attività di ricerca e di trasmissione di conoscenza: in questi anni abbiamo tentato di cooperare, con i nostri studenti, fianco a fianco con gli studenti e gli archeologi del Maghreb, in Tunisia e in Marocco, forse anche in una Libia non più lacerata dagli esiti terribili del colonialismo e della dittatura. Vogliamo oggi ripercorrere con orgoglio la strada percorsa, del resto torneremo presto in questo Istituto per raccontare le imprese africane di Antonino Di Vita raccolte nei due volumi recentemente pubblicati da L’Erma di Bretschneider.

Lasciatemi in chiusura ricordare due maestri che ci hanno lasciato di recente, Nicola Bonacasa (scomparso il I dicembre scorso, qualche settimana fa ricordato a Palermo) e un altro maestro che abbiamo ugualmente amato, Josè María Blázquez Martínez, scomparso a Madrid il 27 marzo. Avremo modo di ricordare la Sua opera davvero straordinaria, tra Preistoria, Storia Antica, Archeologia, Storia del cristianesimo, in Spagna ma più in generale nel Mediterraneo antico. Oggi vorrei presentarlo come un amico generoso de L’Africa Romana fin dal Congresso del 1989, come Maestro capace di spaziare tra tante discipline diverse, come punto di riferimento per tante generazioni di studiosi. Lascia un rimpianto tra i giovani ricercatori che hanno avuto la fortuna di incontrarlo a Sassari, a Tunisi, a Tozeur, a Djerba, a Rabat, a Siviglia, proprio in occasione dei nostri convegni, parlando soprattutto di mosaici. Non è mai mancato ai nostri incontri, ha presieduto le sessioni di lavoro ed ha scritto le conclusioni con generosità e affetto. Si è sempre fatto accompagnare da amici ed allievi, che ora continuano a coltivare le sue passioni e le sue curiosità. Con me è stato davvero un amico grande e fedele, solo se penso alla sua finestra sull’Oceano, nella Cadice che amava.