Gli impianti di adduzione idrica

Studi di Storia Antica e di Archeologia [ISSN: 2420-9635] è una collana destinata ad ospitare i risultati delle più significative ricerche in corso da parte di studiosi e giovani ricercatori italiani e stranieri, su alcuni dei temi centrali per la ricostruzione del mondo antico. Particolare attenzione sarà dedicata alle relazioni mediterranee ed alle trasformazioni culturali all’interno delle diverse province romane, con speciale attenzione per il Nord Africa e per la Sardegna; lo spettro arriverà a comprendere le nuove metodologie collegate all’archeologia dei paesaggi, all’archeometria, all’epigrafia.

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L’AFRICA ROMANA XXI – Tunisi 6-9 dicembre 2018

IL XXI CONGRESSO INTERNAZIONALE DE L’AFRICA ROMANA
TUNISI 6-9 DICEMBRE 2018
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L’epigrafia latina del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi
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Il Centro province romane dell’Università di Sassari ha diffuso oggi la prima circolare del XXI Convegno internazionale de “L’Africa Romana”, che avrà luogo a Tunisi dal 6 al 9 dicembre 2018.

LA PRIMA CIRCOLARE
Il Centro di Studi Interdisciplinari sulle Province Romane dell’Università degli Studi di Sassari, d’intesa con il Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione, con il Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali, con il Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell’Università di Cagliari, con l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle, con l’Institut National du Patrimoine de Tunisie, con l’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e con la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, con il patrocinio dell’Association Internationale d’Épigraphie Grecque et Latine, con il contributo della Fondazione di Sardegna e del Ministero per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale, organizzano il ventunesimo Convegno internazionale di studi su “L’Africa Romana”, che si svolgerà a Tunisi presso l’Hotel Africa in Avenue Bourguiba tra il giovedì 6 la domenica 9 dicembre 2018 e sarà dedicato al tema «L’epigrafia latina del Nord Africa: novità, riletture, nuove sintesi». Non sono previste altre sessioni su temi differenti, È stato richiesto il patrocinio dell’ALECSO Organisation Arabe pour l’Education, la Culture et les Sciences.
In occasione del Convegno sono in programma alcune escursioni, presentazioni di volumi, mostre ed esposizioni.
Con la presente si informano gli studiosi interessati che le proposte di relazione con un riassunto di 15 righe debbono essere inviate entro e non oltre il mese di aprile 2018 al Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione – Università degli Studi di Sassari (Viale Umberto n. 52) – I – 07100 SASSARI (e-mail: africaromana@uniss.it ). La presentazione delle circa 40 relazioni che saranno accettate dal Comitato scientifico internazionale non potrà superare i 20 minuti; il testo scritto dovrà essere consegnato alla Segreteria all’apertura del Convegno; il dattiloscritto definitivo (massimo 10 pagine) dovrà pervenire entro due mesi dalla chiusura del Convegno per la pubblicazione degli Atti, che si prevede sollecita: si pensa ad un unico volume di circa 500 pagine, pubblicato in onore di Angela Donati e curato da Samir Aounallah e Attilio Mastino. In sede locale l’organizzazione sarà curata da Sow Daouda dell’AMVPPC (email: daoudasow@yahoo.fr). Si svolgerà una sezione posters che sarà sintetizzata all’interno del volume.
Non sono previste quote di iscrizione. A carico dei congressisti saranno le spese di viaggio e di alloggio in pensione completa. Un numero limitato di biglietti aerei prepagati sarà riservato agli studiosi del Maghreb che presenteranno una comunicazione originale.

È possibile richiedere in cambio gli Atti del Convegno precedente scrivendo o telefonando al Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione dell’Università degli Studi di Sassari.

I volumi della collana del Dipartimento di Storia possono essere commissionati all’Editore Carocci, Corso Vittorio Emanuele II, 229, 00186 ROMA, Tel. 06 42818417, fax 06 42747931, http://www.carocci.it/

I testi sono disponibili on line su UnissResearch (Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Sassari) oppure direttamente alla pagina Pubblicazioni del Centro Studi Interdisciplinari sulle Province Romane.

Il sito online dedicato ai Convegni de “L’africa Romana” è raggiungibile a questo link.

Ulteriori informazioni oltre che su questo sito possono essere reperite sulla pagina Facebook della SAIC, Scuola archeologica italiana di Cartagine.
I numeri telefonici del Dipartimento di Storia, Scienze dell’Uomo e della Formazione sono i seguenti: (+39) 0792065203 (Mastino), (+39) 0792065233 (Gavini), (+39) 2065231 (Cocco, Ruggeri, Zucca). I colleghi interessati a trasmettere comunicati e novità potranno utilizzare il seguente indirizzo di posta elettronica: africaromana@uniss.it
Ulteriori informazioni organizzative saranno comunicate con la seconda circolare nel mese di aprile.

Cartagine

Bertinoro, 9 giugno. Convegno Borghesi di epigrafia.
Samir Aounallah, Attilio Mastino, Salvatore Ganga.

Terme di Antonino a Cartagine. Modellazione 3D.

Il dio africano Sardus Pater figlio dell’Eracle libico in Sardegna

La vitalità delle antiche tradizioni pagane in Sardegna è testimoniata simbolicamente dalla dedica effettuata tra il 212 ed il 217 d.C. all’imperatore Caracalla, in occasione dei restauri dell’antico tempio di Antas (comune di Fluminimaggiore, Sardegna sud-occidentale): un edificio che integrava il culto imperiale (fondato su un’articolata organizzazione provinciale) con il culto salutifero del grande dio eponimo della Sardegna arrivato dal Nord Africa, il Sardus Pater figlio del libico Maceride, interpretatio romana del dio fenicio di Sidone (Sid figlio di Melkart), dell’eroe greco Iolao compagno di Eracle e probabilmente dell’arcaico Babi, forse un dio venerato da età preistorica.
Risulta singolare il fatto che la dedica epigrafica in dativo, la quale collega il tempio del dio nazionale dei Sardi al nome dell’imperatore Caracalla negli anni della “ripresa cosmocratica”, sia stata effettuata una ventina d’anni dopo la prima vicenda a noi nota nella vicina area mineraria: qui era stato esiliato un gruppo cristiani romani, inviati in condizioni di schiavitù secondo Ippolito eis metallon Sardonias e liberati per l’intervento di Marcia, la compagna di Commodo. Tra essi era anche il futuro papa Callisto dopo il fallimento della banca di Carpoforo. Vicenda localizzata nelle vicine miniere sulcitane rette da un procuratore imperiale, un epitropeuon tes choras nell’età di Commodo, personaggio apparentemente analogo al proc(urator) metallorum et praediorum, un liberto imperiale di età severiana, forse a Metalla e in quella stessa valle di Antas attraversata dalla strada a Tibula Sulcos.

Il distretto minerario appare fortemente presidiato dall’esercito romano e in particolare dalla cohors I Sardorum nei primi secoli dell’impero, in relazione proprio alla sorveglianza sui deportati e sugli schiavi impiegati nell’estrazione dei minerali (in particolare piombo argentifero). Il nome in dativo dell’imperatore sembrerebbe farci escludere che l’iniziativa del restauro del tempio sia stata assunta da Caracalla; più probabilmente da un funzionario imperiale presente in Sardegna, forse il governatore provinciale; più difficilmente dal responsabile dell’area mineraria, dato che il procuratore a noi noto negli stessi anni è un liberto imperiale.
Qui in onore di Caracalla ammalato, fervente ammiratore di Ercole e Libero (dii patrii di Leptis Magna, città natale proprio dell’imperatore) fu restaurato il tempio di Sardus Pater e di suo padre libico Eracle-Maceride-Melkart: la loro immagine emerge ora sorprendentemente dalle terrecotte architettoniche conservate al Museo di Fluminimaggiore, accompagnate dalle figure di Demetra-Cerere e proprio di Libero-Dioniso. E questo in una dimensione tutta interna alla Sardegna, addirittura “identitaria”, se veramente Cerere allude alla produzione di grano dell’agricoltura sarda e forse alla fortuna dei populares nell’isola alla fine dell’età repubblicana; e se Libero-Dioniso-Bacco collegano le origini della dinastia severiana proveniente dalla Tripolitania con il lontanissimo ricordo dei Sardolibici isolani, noti per l’amore per il simposio e la loro caratteristica kulix, la coppa per bere il vino: forse un modo per richiamare antichi contatti tra la Sardegna e la Libia. Infine Sardus Pater è collocato in una posizione di rilievo, accanto ad Ercole, con la caratteristica corona ornata da tre file di penne, il calathos piumato con un’iconografia che coincide con l’immagine rappresentata sulle monete di età triumvirale coniate da Ottaviano per ricordare un antenato, Marco Azio Balbo governatore dell’isola: il dio presenta quelle caratteristica “nazionali” e addirittura “regali” (già ben documentate per Sid) che richiamano l’eleutheria dei Sardi della Barbaria ricordata da Diodoro Siculo proprio in età triumvirale. Né va dimenticato che un altro antenato rimane sullo sfondo, Settimio Severo, padre di Caracalla, originario di Leptis Magna in Tripolitania, che aveva governato come questore l’isola nel 174 d.C. Il santuario ha rappresentato nell’antichità preistorica, poi in quella punica e soprattutto in età romana, il luogo alto dove era ricapitolata tutta la storia del popolo sardo, nelle sue chiusure e resistenze, ma anche nella sua capacità di adattarsi e di confrontarsi con le culture mediterranee.

Antas (Fluminimaggiore), Il tempio

1. CIL X 7539
Imp(eratori) [Caes(ari) M(arco)] Aurelio Antonino Aug(usto) P(io) f(elici). Temp[l(um) D]ei [Sa]rdi Patris Bab[i..], / ve[tustate c]on[lap(sum)] a [funda]m(entis) restitue[nd(um)] cur[avit] Q(uintus) Co[ce]ius Proculus [p(raefectus) p(rovinciae) S(ardiniae) ?].

Traduzione: All’imperatore Cesare Marco Aurelio Antonino Augusto, Pio, Felice. Il [prefetto della provincia Sardinia] Quinto Coceio Proculo ha curato che venisse restaurato dalle fondamenta il tempio del dio Sardus Pater Bab[i..], rovinato dal tempo.

Il viaggio di Enea, il Mediterraneo antico e la ricerca archeologica

Il numero di Gennaio di Forma Urbis (XXIII, 1, 2018) è dedicato al viaggio di Enea.

Dalla pagina FB di Forma Urbis:

Nel nuovo numero di Forma Urbis seguiamo Enea nella sua fuga da Troia in fiamme, un viaggio da Oriente a Occidente che si prefigura come un antecedente poetico delle migrazioni. Procedendo per terra, per mare e addirittura agli Inferi, l’eroe troiano fonda una nuova casa per il suo popolo, stirpe da cui avrà origine la fortuna di Roma e del suo Impero. Ettore Janulardo, curatore del numero, ha selezionato una serie di articoli che mettono in luce le complesse implicazioni storiche, archeologiche, topografiche, artistiche e immaginifiche racchiuse nel mito del viaggio di Enea.

Attilio Mastino nel suo contributo dal titolo Il viaggio di Enea fino a Cartagine. La ricerca archeologica nel Mediterraneo nel seguire il viaggio dell’eroe per tutto il Mediterraneo ne evidenzia, tra gli altri, il tratto umano.

Partendo da questa vicenda, sviluppa una serie di riflessioni sul concetto stesso di “fare storia” in relazione al centro e alle periferie del mondo antico. In questo contesto presenta al grande pubblico dei lettori la SAIC e l’attività delle Università sarde in Nord Africa.

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