GLI SCAVI PRESSO LE MURA DI TEODOSIO II A CARTAGINE (anni 1973-77). Antonino Di Vita – Andrea Carandini

E’ uscito il volume di Lucilla Anselmino Balducci, Clementina Panella e Carlo Pavolini su Cartagine, Scavi italiani 1973-1977, LRMA DI BRETSCHNEIDER 2026.

Vedi Attilio Mastino, L’archeologia italiana nel Maghreb e nei paesi del Mediterraneo occidentale, in Tavola rotonda su “La ricerca scientifica quale strumento per lo sviluppo socio-economico del Mediterraneo”, Conferenza annuale della ricerca, Roma 21-25 ottobre 1996, Accademia dei Lincei e Consiglio Nazionale delle ricerche, Atti dei Convegni Lincei 137, Roma 1998, pp. 581-629:  <<Per quanto riguarda la Tunisia, si deve innanzi tutto richiamare la presenza – purtroppo interrottasi negli ultimi anni – di archeologi italiani impegnati nella campagna lanciata fin dal 197-2 dall’UNESCO «Salvare Cartagine», che vede impegnate circa dieci équipes straniere (canadesi, statunitensi, francesi, tedesche, inglesi, danesi, svedesi ecc.) operanti nel territorio urbano di Cartagine>>.

La missione italiana a Cartagine, diretta da Antonino Di Vita, ha operato tra il 1973 e il 1977 nel quadro del progetto UNESCO per la salvaguardia della metropoli antica. Il volume raccoglie i risultati degli scavi archeologici effettuati nel sito, diretti da Andrea Carandini, volti a verificare i limiti della città romana., i rapporti tra centuriazione rurale e impianto urbano, fra progetto urbanistico e sua realizzazione, tra città e necropoli. Le stratigrafie  e i reperti delle tre aree sottoposte ai quesiti posti ad indagine, situati in uno dei settori meno conosciuti di Cartagine, ma decisivi per dare risposte ai quesiti posti dall’intervento sul campo, sono illustrati in dettaglio insieme ad un ampia selezione di grafici, disegni e foto. Strade, insulkae, monumenti (mura difensive di Teodosio II e porta di ingresso alla  città), cimiteri (punici, romani, vandali) compaiono all’interno di un racconto in cui la rinascita (la colonia augustea del 29 a.C.) e la fine della città (la cattura per mano araba e la distruzione della città del 698 d.C.). trovano un riscontro puntuale nella documentazione archeologica.-

IL CONSIGLIO DELLA SCUOLA ARCHEOLOGICA ITALIANA DI CARTAGINE

Il Consiglio Scientifico della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine si allarga a 9 membri con l’ingresso, deciso oggi in Assemblea, di Massimo Botto e Giovanni Di Stefano.
Il consiglio sarà dunque composto da :
Presidente: Anna Depalmas.
Presidente Onorario: Sergio Ferdinandi.
Consiglieri: Danila Artizzu; Massimo Botto; Bruno D’Andrea; Rossana De Simone; Giovanni Distefano; Alberto Gavini; Giulio Lucarini.
Revisori dei conti: Nico Pinna Parpaglia; Giovanni Usai.
Il consiglio precedente: Piero Bartoloni, Antonio M. Corda, Michele Guirguis, Attilio Mastino, Sergio Ribichini, Maria Antonietta Rizzo, Pier Giorgio Spanu, Alessandro Teatini.
La relazione della Presidente sarà pubblicata su Caster IX

Le conclusioni del convegno sulle muncipalizzazioni romane in Nord Africa : le conclusioni di Attilio Mastino

Municipal promotions in Africa Proconsularis and Numidia between Caesar and Gallienus: institutions, society, economy

Sassari, 12 settembre 2025

 

Con questa importante serie di relazioni concludiamo di stamane una ricchissima tre giorni voluta dal Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali in particolare dal prof. Antonio Ibba e dal prof. Antonio M. Corda del Dipartimento di Lettere, Lingue e BB CC, nell’ambito del progetto biennale PRIN tra le Università di Sassari, Cagliari, Catania, Molise, Verona: il tema è stato sintetizzato e anticipato su Caster 9 da Lucia Rainone, nell’articolo sulle promozioni municipali in Africa e in Numidia prima di Gallieno, alla vigilia di quella che chiamiamo, forse impropriamente, la progressiva dissoluzione della pertica di Cartagine; in termini differenti – solo apparentemente in senso contrario – possiamo parlare con Claude Lepelley di un nivellement du monde romain à partir du IIIe siècle e di una marginalisation des droits locaux.

Già nell’apertura, abbiamo ricordato che non è senza significatro il fatto che i nostri lavori si siano svolti in questa bella aula che ricorda Fiorenzo Toso, linguista del ponente ligure ma radicato in Sardegna in particolare a Calasetta e a Carloforte oltre che a Sassari, scomparso nel settembre di tre anni fa: Toso ha lavorato a lungo a Genova ed a Thabaraca, ha collaborato con Monique Longerstay, la moglie del compianto Jehan Desanges, presidente dell’Associazione “Le pays vert” che ha operato attivamente tra la Tunisia, la Sardegna e la Liguria e non solo. Scrivendomi pochi giorni dopo la scomparsa di Fiorenzo, Monique mi raccontava il suo dolore per la notizia che aveva avuto da Remigio Scopelliti di Calasetta, ex sindaco e attore famoso da noi, incaricato a svolgere questo pietoso incarico dal nostro collega nei suoi ultimi giorni, quando a 60 anni sentiva arrivare la fine e voleva essere sicuro di esser ricordato agli amici.

Del resto ospitare a Sassari questo incontro che raccoglie tanti studiosi, storici, epigrafisti, archeologi, geografi e giuristi, divisi in cinque affiatate unità operative che hanno lavorato insieme per anni sui temi che amiamo ha un significato ancora maggiore perché ci troviamo in una delle appendici di quella Caserma Ciancilla dove si svolse la prima sessione dei convegni de L’Africa Romana nel dicembre 1983 (con la conferenza di Hedi Slim), fortemente voluta dal nostro maestro Marcel Le Glay, scomparso nel 1992, con gli atti pubblicati a spese della ricerca ministeriale coordinata da Sandro Schipani e dedicata all’impero universale. Ho sentito Sandro nei giorni scorsi, sta per concludere l’edizione integrale della traduzione del Digesto e vi saluta tutti con affetto; voleva raggiungermi martedì alla Scuola Danese per la presentazione fatta da Frédéric Hurlet del volume su Cartagine romana (Roman Carthage: a Reappraisal dedited by Jesper Carlsen & John Lund, Quasar, Roma 2024). Beh, l’ho dispensato.

Infine ci emoziona la presenza con noi di Mireille Corbier, direttrice de L’Anné épigraphique, che dà un sapore speciale a questo incontro, con tanta ironia e amicizia: in particolare per me riportandomi a Place Panlevé e ai luoghi di una Parigi che abbiamo continuato a frequentare, la Sorbonne e le sue biblioteche, il Centre Glotz con André Chastagnol e Michel Christol, Paris IV di Marcel Le Glay, la Biblioteca di Diritto Romano al Panthéon-Sorbonne, l’Ecole Normale Supérieure con René Rebuffat e Ginette Di Vita Evrard, il Centre d’information et de documentation del CNRS «Année épigraphique-Fonds Pflaum», che ha continuato ad invitarmi dal 1982, quando con Mireille ci conoscemmo a Roma al convegno su Epigrafia e ordine senatorio. A Sassari Mireille è stata più volte dal 1985 con la relazione al III convegno de L’Africa Romana nell’Aula Magna dell’Ateneo con la straordinaria riflessione su L’évergetisme de l’eau en Afrique: Gargilianus et l’aqueduc de Cirta; ma poi nel 1989 per il VII convegno con l’articolo Usages publics du vocabulaire de la parenté: patronus et alumnus de la cité dans l’Afrique romaine. In questo senso il suo è davvero un ritorno graditissimo. Del resto sono seguiti tanti altri momenti, ma voglio ricordare almeno l’ultima occasione per la conferenza di Maurice Aymad su un’altra isola, a Palermo nel marzo dell’anno scorso e la presentazione nella notte del Museo Archeologico Regionale «Antonino Salinas» fatta da lei, da me e da Caterina Greco per il convegno del Centro iniziativa democratica insegnanti CIDI “Esser vasto e diverso, e insieme fisso – Per un Mediterraneo mare di Pace”. Tema che continua ad avere una sua incredibile attualità in queste ultime settimane, quando idealmente siamo nel porto di Sidi Bou Said, al fianco della flotilla global sumud.

Molti studiosi ci hanno seguito on line e siamo stati accolti dal sorriso della direttrice del Dipartimento di scienze umanistiche e sociali Lucia Cardone. Sono seguiti i saluti di Moheddine Chaouali dell’INP, della Scuola archeologica italiana di Cartagine presieduta ora da Anna Depalmas e de L’Année épigraphique (indirettamente dell’Ecole Française de Rome e del Centro Antonino di Vita di Macerata oltre che delle istituzioni berlinesi). Questa è stata anche l’occasione per presentare i nuovi volumi, quello di Sergio Ribichini per i primi 9 anni della SAIC offerto da Antonio Corda oppure il volume XXIII della Rivista Africa pubblicato dal Ministére des Affaires Culturelles della Tunisia dedicato a Zama Regia e offerto da Moheddine Chaouali, anche per conto di Féthi Bejaoui, Mohamed Sebai e Sondès Douggui Roux. Infine il sorprendente Spatha, spada, épéee, Ideologia e prassi curato per UNICApress da Danila Artizzu, Antonio M. Corda e Michel-Yves Perrin.

Se torniamo al tema del nostro incontro, a questa problematica indirizzata verso l’età imperiale romana ed ora affrontata in modo unitario, la municipalizzazione del Nord Africa, Antonio Ibba ha tracciato in apertura una bella storia degli studi, per cui mi sento dispensato dall’approfondire il tema, limitandomi a ricordare almeno il pioniere Jacques Gascou, con il celebre libro di 53 anni fa, per il periodo tra Traiano (in realtà dai Flavi) fino ai Severi: La politique municipale de l’Empire romain en Afrique proconsulaire de Trajan à Septime-Sévère: al momento della sua pubblicazione nel 1972 l’opera era sembrata addirittura perfetta a Paul Petit (<<Il y fait preuve d’une grande érudition et la présentation de son travail est perfaite>>). In realtà non era così e l’esigenza di un approfondimento era apparsa però immediata se ancora Gascou ampliava il tema su Ausftieg un Niedergang del römische Welt, II, 10,2, 1982, con i due celebri articoli sulla politica municipale di Roma in Africa del Nord, il primo dalla morte di Augusto all’inizio del III secolo e il secondo successivo alla morte di Settimio Severo, tornando sul tema in successive occasioni: Antonio Ibba ha ricordato la bella festa Strena Tunetana celebrata a Sassari tra il 30 settembre e il 4 ottobre 2004 per la laurea honoris causa di Azedine Beschaouch, fino allo sbarco tempestoso nella Grotta di Nettuno nel Golfo delle Ninfe, con l’impavido René Rebuffat che ha rischiato l’annegamento nel mare d’occidente. Del resto la riflessione di Gascou era stata solo il momento iniziale di un approfondimento che ha coinvolto poi i maggiori specialisti internazionali, che si sono alternati sul piano dell’impostazione ragionata del tema così come gli studi specifici su tante località del Nord Africa, civitates, pagi, municipi latini o romani, colonie, lo Ius Italicum, che hanno visto coinvolti molti di noi e che fanno parte della nostra storia e del nostro cuore, soprattutto su singole geografie in Libia, in Tunisia, in Algeria, in Marocco: in totale ben 177 centri, che sono convinto rappresentano solo una parte della urbanizzazione antica. Rinuncio a leggere questa parte del mio testo sulla storia degli studi e del resto mi sembra superfluo fermarmi ora sulle mille novità da Uchi Maius, Numluli, Thignica, Uthina, Cartagine, Mactaris e tanti altri centri del Capo Bon, da ultimo grazie all’impegno di Mounir Fantar, di Moheddine Chaouali, di Samir Aounallah: ne abbiamo parlato all’Accademia Danese tre giorni fa (Roman Carthage: a Reappraisal dedited by Jesper Carlsen & John Lund, Quasar, Roma 2024), sempre cercando le specificità locali (penso alla Confederazione Cirtense) e i confronti con altre province, la penisola iberica, il Danubio, l’Oriente, consapevoli che le politiche locali rispondono ad esigenze profonde, si legano alle geografie, alla collocazione dei latifondi, delle miniere, degli agri rudes, delle attività economiche connesse ad esempio alla pesca e ai traffici marittimi: il diritto e la storia sono esito di tradizioni legate ai territori e ai loro rapporti. Mi limiterei a ricordare che il X convegno de L’Africa Romana svoltosi a Sassari nel 1992, è stato dedicato al tema della civitas, l’organizzazione dello spazio urbano nelle province romane del Nord Africa e nella Sardegna, con importanti interventi tra gli altri di Noel Duval, M’hamed Fantar, Edouard Lipinski, Iohannes Irmscher, René Rebuffat, Ahmed Siraj, Yann Le Bohec, Antonino Di Vita, Michel Christol, José Maria Bazquez Martinez, Naidé Ferchiou, Pierre Salama, Lidio Gasperini e tanti altri. Ma i successivi incontri non hanno mai trascurato il tema delle colonizzazioni, delle immigrazioni, degli scambi di popolazione, la relazione tra urbanistica, catasto rurale e ordinamento giuridico nel rapporto dialettico non sempre evidente tra preesistenze e nuova organizzazione romana, civile e militare, e poi i momenti di crisi. Mi rendo ben conto che rischio di restare troppo sulla superficie, rispetto alla ricchezza di contributi che sono stati forniti in questa e in altre sedi e che le vostre relazioni hanno messo in evidenza, scendendo nel dettaglio, talora con un sorprendente realismo e con un dibattito illuminante che spesso, come a proposito dello Ius Italicum – ha consentito di intravvedere divaricazioni e differenze di non poco conto.

Conoscendo gli studi degli ultimi anni e ascoltando le vostre relazioni tanto innovative e sempre più radicate sulla conoscenza dei luoghi colpiscono le novità, gli approfondimenti, perfino i dubbi, perché lungo è stato il cammino, molte le variabili introdotte, gigantesco il tema della complessità delle questioni giuridiche e istituzionali, anche dei limiti delle nostre conoscenze sul tema della storia istituzionale dei singoli centri africani, in un ambito ben più largo: la novità è ovviamente rappresentata dalla disponibilità di nuove banche dati informatiche, che hanno permesso un accesso molto più ampio alla documentazione epigrafica, un ordinamento più razionale, un’immediata possibilità di confronto. Pochi mesi fa è scomparso l’amico Manfred Clauss (professore di Storia antica alla Johann Wolfgang Goethe-Universität di Francoforte), promotore di quello straordinario strumento informatico che è l’Epigraphic database Clauss/Slaby : si tratta di un passo in avanti fondamentale utile per il nostro lavoro, intanto perché abbraccia l’intero orbe romano e poi perché dà conto in tempo reale di novità e inediti di grandissimo rilievo. La dimensione universale dell’ecumene romana è ben testimoniata dalle carte di sintesi dell’EDCS, che consentono una gestione interattiva e si affiancano a statistiche incrociate, a grafici, ad approfondimenti locali, sulle istituzioni, sui formulari, sulle tradizioni letterarie: questa banca dati epigrafica testimonia il rapporto tra la storia e la geografia e impone di valutare le ragioni che stanno alla base delle differenze sostanziali esistenti tra le province, pur in un ambito di progressiva convergenza. Oggi abbiamo veri e propri <<marcatori territoriali », che mettono insieme lo sfondo unitario e le differenze locali sulla base di oltre 862 mila record per 537 mila iscrizioni e 23 mila località, 230 mila foto (dati al 30 agosto scorso). Sappiamo tutti che siamo ancora molto indietro e che questi numeri cresceranno con le nuove scoperte. Tutto ciò ha fornito agli studiosi uno strumento potente che si affianca alle altre banche dati, alle indagini archeologiche, che sono state più volte richiamante in questi nostri lavori. Penso alla numismatica, alla papirologia, all’urbanistica antica, alla topografia, al diritto romano. I nostri colleghi hanno lavorato soprattutto con altre banche dati digitali e prodotto modelli in 3 D e annunciano ulteriori obiettivi davvero promettenti: lavorando sempre per una ricostruzione realistica del Mediterraneo antico, per definire questo processo leggibile nelle due direzioni, di una cultura esterna, quella romana, che attribuisce ai suoi portatori concreti privilegi in termini di assegnazioni catastali e una cultura locale composta da peregrini, dunque da stranieri in patria, sempre obbligati a contenere le proprie richieste. Interpretare questo rapporto in perenne squilibrio non è semplice e diffiderei di alcune formule che in astratto ipotizzano una direzione unitaria con semplificazioni di comodo e senza una reale conoscenza dei luoghi, sui quali insisteva una popolazione locale con proprie magistrature, propri usi e costumi, propri rapporti sociali.

Del resto ormai ci sostengono le nuove tecnologie digitali applicate ai beni culturali, la fotogrammetria, la computer vision, il trattamento delle immagini, la modellizzazione in 3D dei reperti tramite il Laser Scanner, il rilevamento dei siti archeologici, la collocazione dei reperti sul territorio tramite GPS, geo-referenziazione dei monumenti, sistemi informativi capaci di creare relazioni e di incrociale i dati, una nuova prospettiva anche per la presentazione museale dei testi. Antonio M. Corda ci ha presentato le linee per un database dedicato alle promozioni municipali e per nuove carte tematiche GIS, estendendo la riflessione svolta a Catania un anno fa.

Il tema che abbiamo affrontato è uno di quelli che collegano storia antica, epigrafia, diritto: non solo per rendere omaggio a un grande studioso francese che è stato nostro amico, Jean-Marie Lassère e all’esergo del suo volume del 1977, vorremmo concludere i nostri lavori con lo sguardo di un cartaginese di età Severiana, il Tertulliano del de anima, pieno di ottimismo e stupito per le trasformazioni che avvenivano sotto i suoi occhi: ubique domus, ubique populus, ubique respublica, ubique vita. Per Tertulliano è evidente che il mondo stesso, l’orbis intero, ai suoi tempi era molto più coltivato e popolato che in passato, in promptu est cultior de die et instructior pristino. Tutto ormai è accessibile, tutto conosciuto, tutto trafficato. Le solitudini un tempo famose hanno lasciato posto a poderi ridenti; i campi hanno domato le selve, le greggi hanno scacciato le belve; si seminano le sabbie, si fissano le rocce, si prosciugano le paludi; solitudines famosas retro fundi amoenissimi oblitteravenint, siluas arva domuerunt, feras pecora fugaverunt, harenae seruntur, saxa panguntur, paludes eliquantur. Ci sono città tanto grandi, quanto un tempo non lo erano neppure le capanne, tantae urbes quantae non casae quondam, i mapalia getuli, sparivano i tuguri, le caratteristiche capanne allungate, coperte da pareti ricurve, costruite secondo il mito con l’impiego delle chiglie delle navi di Eracle, che per Sallustio erano stati il simbolo dell’inciviltà delle popolazioni africane. Ormai né le isole fanno paura, né gli scogli minacciano: ovunque case, ovunque popolo, ovunque istituzioni civili, ovunque vita, ubique domus, ubique populus, ubique respublica, ubique vita. E anche le migrazioni organizzate – quelle che chiamano apoikiai (colonie) – per alleggerire il sovrappopolamento spingevano sciami di genti verso altri territori. Così le stirpi non solo rimasero nelle sedi originarie, ma moltiplicarono la propria gente altrove, dum sollemnes etiam migrationes, quas ἀποικίας vocant, consilio exonerandae popularitatis in alios fines examina gentis eructant. Nam et origines nunc in suis sedibus permanent et alibi amplius gentilitatem feneraverunt. Ma sullo sfondo emergono le preoccupazioni che sembrano le nostre di oggi, almeno per gli ambientalisti non pentiti, perché siamo diventati un peso per il mondo, onerosi sumus mundo: a stento le risorse naturali ci bastano; le necessità sono più strette; e presso tutti c’è lamentela, poiché ormai la natura non riesce a sostenerci, vix nobis elementa sufficiunt, et necessitates artiores, et querellae apud omnes, dum iam nos natura non sustinet. In verità pestilenze, carestie, guerre e rovine di città dovrebbero essere considerate come rimedi, quasi una sforbiciata ai capelli troppo cresciuti del genere umano.

Se lasciamo da parte le enfatiche sfumature millennaristiche espressione degli obiettivi teologici dell’opera, Tertulliano ci consegna un quadro realistico del Nord Africa dei suoi tempi, tanto differente dallo sguardo dei primi coloni in partenza dalla Cisalpina verso la riva Sud del Mediterraneo, quell’Africa, di cui al celebre episodio raccontato da Melibeo nella prima Ecologa delle Bucoliche di Virgilio duecento anni prima, alla vigilia della seconda rifondazione della città di Cartagine da parte dei triumviri nel 42 a.C.: <<Ma noi andremo alcuni dagli Africani assetati, una parte giungeremo in Scizia, altri verremo all’Oasse torbido perché trasporta impetuoso il fango, e altri dai Britanni, completamente separati da tutto il mondo>> (vv 64 ss.):

M.: Àt nos hìnc aliì | sitièntes ìbimus Àfros,

pàrs Scythiam èt rapidùm | cretaè venièmus Oàxen,

èt penitùs totò | divìsos òrbe Britànnos.

Paola Ruggeri ci ha ricordato oggi che già Elio Aristide nel 144 d.C., in occasione del IX centenario dalla fondazione di Roma, nel suo Encomio alla città eterna, al cap. 12, avrebbe osservato che i Romani partendo dall’urbe si erano estesi all’intero orbe e che l’Egitto, la Sicilia e la parte fertile dell’Africa erano ormai come loro poderi (γεωργίαι δὲ ὑμῶν Αἴγυπτος, Σικελία, Λιβύης ὄσον ἤμερον). Dunque la terra, l’agricoltura, il valore dei luoghi, il radicamento delle persone nei poderi definiti da termini confinari e indicati catastalmente in rapporto ai fiumi, ai monti, alle miniere, alle aree abbandonate, ai latifondi.

In un lavoro recente Sandro Schipani è tornato sul rapporto tra i cittadini Romani e le diverse nazioni delle singole province e ha osservato che spesso questa individuazione e il riconoscimento di natio per alcuni gruppi, non è completamente positivo, anzi è espressione di una svalutazione del gruppo sociale così designato, come rivela Ulpiano in D. 21,1,31,21; D. 50,15,4,5, passi che pongono il problema alla provenienza di “servi”, o a “barbari”, come in D. 50,15,1,5  (…) il che segnala una netta contrapposizione rispetto alla autoidentificazione romana fondata sulla dimensione giuridica-istituzionale della civitas, patria, res publica, Urbs, populus espressione della libertas (cfr., ad es. CIC., Phil., 10, 20).

Abbiamo visto come il tema della libertas sia fondamentale per le nostre ricerche, visto che apparentemente – scrive Schipani – Roma lasciava agli abitanti di comunità che vivevano con proprie leggi la facoltà di scegliere, secondo le circostanze, quali leggi usare per le loro relazioni, se le proprie o le romane, diventando il diritto civile romano comunque vigente per le relazioni fra appartenenti a comunità cittadine con leggi diverse (il processo che si sviluppò, peraltro, data la elevata qualità del diritto romano, vide il progressivo lento generale, ma non completo, accoglimento di esso). Ad Afrodisia di Caria, nell’attuale Turchia, una epigrafe richiama un rescritto di Gordiano III (databile al 243 d.C.) che afferma la volontà dell’imperatore di rispettare tutte le decisioni del senato cittadino, ma che, quanto alla giurisdizione, va letto alla luce di precedenti precisazioni secondo le quali Adriano aveva disposto che tutti i cittadini greci di Afrodisia erano soggetti alla giurisdizione municipale in base alle leggi locali, ma che il cittadino di Afrodisia che volesse intentare un’azione nei confronti di un cittadino di altra città doveva farlo secondo le leggi romane, davanti al tribunale provinciale, cioè al proconsole.

Certamente Mireille Corbier ha cose più interessanti, più argute ed ironiche da dire sulle sue impressioni raccolte in questi tre giorni: ieri notte mi ha già spiegato in anticipo il significato dell’espressione francese taquiner ses amis (fare dispetti, molestare, scherzare con gli amici), dunque ci aspettiamo qualche sorpresa. Lasciatemi allora ringraziare chi mi ha chiamato oggi, Antonio Ibba e Antonio Maria Corda, i Presidenti delle Sessioni, Marina Sechi, Alessandro Teatini, Francesco Arcaria, Rosanna Ortu, i colleghi che ci hanno accompagnato nell’escursione ad Alghero, Marina Sechi, Pietro Alfonso e Alessandra La Fragola, gli amici tunisini Moheddine Chaouali e Ines Lemjdi che ci hanno portato il saluto di Samir Aounallah dell’INP, i francesi, gli spagnoli come Helena Gozalbes Garcίa (Università del Léon), sempre ricordando il nostro carissimo Enrique. Tutti sono stati ospiti graditissimi, interessati, pieni di idee e di progetti; tutti abbiamo partecipato alla fase più importante dei nostri lavori, l’accesa discussione sui dati di volta in volta presentati.

Se mi chiedete un giudizio di sintesi, mi sembra necessario osservare che da tante riflessioni emerge la caratteristica principale della nostra disciplina saldamente ancorata al dato epigrafico, storico, numismatico, archeologico, ma che ha a che fare con una documentazione lacunosa e per tanti versi muta. Eppure ho già osservato il primo giorno nella discussione quanto sia stato rilevante l’apporto di molti, il lavoro di squadra, alcune piste nuove: penso proprio a Helena Gozalbes Garcίa, che ha affrontato il tema – per noi rilevantissimo – della produzione di moneta provinciale nell’Africa Proconsularis, con un’interpretazione sul funzionamento di alcune zecche cittadine, provinciali, imperiali, tra propaganda e necessità locali, commerciali, economiche, soprattutto simboliche e storiche. Emergono i temi dell’inclusione dei membri della famiglia imperiale nelle emissioni, con precedenti Cesariani e augustei e gli obiettivi delle emissioni disposte a livello provinciale, con interventi ripetuti dei proconsoli d’Africa. La combinazione di questi aspetti e l’icnografia dimostrano la labilità dei confini tra potere centrale e i variegati poteri delle autorità municipali, in un equilibrio perennemente instabile, influenzato dall’esercito e dalle tematiche legate alla municipalizzazione e alla riconosciuta libertas dei singoli centri. Il discorso si è poi allargato alla Colonia Iulia Pia Paterna in epoca augustea, con i dubbi sulla effettiva localizzazione e la volontà di esaltare il fondatore Giulio Cesare divinizzato. Abbiamo visto gli aspetti relativi ai valori coniati dalla città e ai pesi degli esemplari conosciuti e le peculiarità delle soluzioni epigrafiche adottate nelle emissioni della colonia. Infine, è stata analizzata la diffusione delle immagini iconografiche presenti nel numerario locale. La considerazione congiunta di tre assi permette di concludere che la Colonia Pia Paterna intratteneva rapporti stretti e significativi con i centri emittenti della zona centrale della provincia, facendo riferimento in particolare a Hadrumetum, Thaenae, Acholla e, soprattutto, a Lepti Minus. Nell’iconografia emerge la presenza dell’elefante simbolo della dea Africa. Personalmente resto convinto si tratti di Clupea.

In ambito giuridico temi analoghi sono variamente interpretati dalle costituzioni imperiali richiamate dalla profonda riflessione di Francesco Arcaria dell’Università di Catania, a proposito dell’esonero dai ‘munera municipalia’ a favore dei notabili più anziani, a seconda dell’età dei curiali, regolato dagli statuti municipali e della disposizione inviata per epistulam ad Antonino Pio conservataci da Callistrato ed indirizzata alla metà del II secolo al proconsole Ennius Proculus, secondo Thomasson Demetrius o Aemilius Proculus. Mi permetterei di suggerire che forse la bella espressione semper in civitate nostra senectus venerabilis fuit vada collegata con “il tradizionale rispetto per la vecchiaia nella nostra cultura”, senza nessun riferimento ad una città o a una nazione specifica, se così vogliamo esprimerci.

Riccardo Bertolazzi e Simone Don dell’università di Verona hanno constatato come nelle regioni del Byzacium e della Tripolitania sono documentate numerose promozioni, soprattutto tra i secoli II e III d.C., quando pressoché tutti i centri maggiori e buona parte di quelli minori divennero municipia e in seguito colonie. In queste fase si registrano la maggior parte degli onori tributati a imperatori e membri della famiglia imperiale e numerose iniziative edilizie, per quanto l’età di Cesare e di Augusto appaia particolarmente vivace, soprattutto per iniziativa delle autorità provinciali.

Antonio Ibba ha affrontato globalmente il tema delle promozioni municipali nella dioecesis di Cartagine, nell’areale compreso fra la Fossa Regia ad Ovest – rivitalizzata da Vespasiano – e la provincia tetrarchica di Byzacena a Sud. Promozioni municipali e deduzioni coloniali iniziarono sin dall’età cesariana, con scelte influenzate dalla contingenza poltico-economica o da interessi di influenti personaggi vicini all’imperatore. Se infatti le deduzioni di Cesare miravano soprattutto a coinvolgere i notabili del Capo Bon nell’organizzazione dei rifornimenti verso l’Urbe, già Augusto puntava ad assegnare a proletari e veterani terre fertili anche in aree più interne. Il processo si interruppe e riprese con Adriano, in relazione al progresso nei processi di acculturazione di alcune comunità e alla centralità economica sempre maggiore dell’Africa. Ci siamo chiesti quanto abbia pesato effettivamente la Constitutio Antoniniana e quali siano le ragioni di questo carattere quasi superfluo di questo provvedimento nella nostra materia, perché le promozioni continuarono dopo il 212, sia pure con ritmo ridotto, in rapporto con l’importanza strategica di alcuni territori. Si trattò allora forse soprattutto di decisioni sollecitate da senatori o funzionari imperiali, determinate da una pressione dal basso legata al prestigio del titolo di colonia o di municipio dii cittadini.

Antonio M. Corda e Piergiorgio Floris si sono concentrati sulle lente promozioni municipali nella Thusca, dimostrando con metodo teorico scientifico attraverso i poligoni del vicino più prossimo e una metodologia innovativa (rete web gis e carte tematiche) l’esistenza di un saldissimo il legame non sempre scontato degli abitati con la geografia, del rapporto tra urbanizzazione e topografia rurale, con continue novità nel corso del tempo; ma le domande sono mille e constatiamo insieme i limiti delle nostre conoscenze, in quella che era stata un’enclave del Regno di Numidia con capitale Mactaris. Un caso di scuola sul quale tutti abbiamo in passato dovuto fare i conti.

Mela Albana ha posto il rapporto tra i militari della Legio III Augusta fino a Gordiano III nella regione del Mons Aurasius, l’Aurés, e l’urbanizzazione civile circostante: le opere infrastrutturali (strade, accatastamento, acquedotti, fortificazioni) e attività di controllo del territorio. I trasferimenti del campo legionario –da Ammaedara a Theveste e infine a Lambaesis– furono accompagnati dalla fondazione di colonie e municipi, innescando processi di romanizzazione che favorirono la nascita di nuovi centri urbani, con un processo di integrazione dei veterani nelle comunità locali, mai definite canabae. In Numidia meridionale a quanto ne sappiamo solo pochi veterani intrapresero carriere municipali, mentre la maggioranza si distinsero come evergeti o sacerdoti del culto imperiale. Le città nate attorno agli accampamenti, al piede del massiccio montuoso, mantennero comunque una forte dipendenza dall’autorità militare, con il legato che esercitava funzioni civili e di patronato. Le epigrafi menzionano numerose magistrature civiche e sacerdotali, a testimonianza del grado di assimilazione delle istituzioni romane e, più in generale, della profondità del processo di romanizzazione. In quest’’area l’esercito romano fu il principale motore della trasformazione territoriale, sociale e istituzionale, capace di modellare in profondità le strutture urbane e amministrative e favorendo il consolidarsi del modello municipale romano.

Claudio Farre ha indagato la possibile relazione tra la trasformazione del paesaggio urbanistico e monumentale e la storia istituzionale delle tre città di Hippo Regius, Calama e Cuicul. Solo a Hippo Regius, che sarebbe divenuta la sede episcopale di Agostino, emerge con chiarezza il rapporto tra edilizia pubblica e promozioni giuridiche, quantomeno per la fase immediatamente successiva allo statuto municipale e per quella che precede l’istituzione della colonia; considerazioni parzialmente analoghe vengono estese a Calama con i tribuli della Papiria, mentre per Cuicul la situazione è inevitabilmente diversa per via della sua stessa storia istituzionale e le tracce cronologicamente vicine alla deduzione sono molto episodiche. In tutti i casi si conferma il rapporto tra monumentalizzazione (costruzione di terme) e municipalizzazione e il radicamento di alcuni culti come Apollo, Saturno Frugifer o Tellus, accanto al calendario del flaminato imperiale. Temi che sono stati oggetto poi della relazione oggi di Paola Ruggeri, che ha battuto a tappeto e in modo credo originale la fisionomia divina dei dii patrii, legati ai municipi e alle colonie come protettori delle città e dei loro abitanti. In epoca imperiale la gerarchia religiosa appare legata alle singole situazioni territoriali e cittadine come attestano le fonti. Spesso, la loro fisionomia divina fu condizionata dalle precedenti divinità del pantheon punico, Eshmun e Baal Addir, che divennero rispettivamente Apollo e Mercurio pur mantenendo le funzioni dei loro predecessori; talvolta i dii patrii riuscirono a sopravvivere con il loro nome locale e le caratteristiche originarie come nel caso di Iocollo, deus patrius a Naragarra. Il legame di queste divinità con il culto imperiale è assai probabile dal momento che spesso gli imperatori si identificarono con i dii patrii della loro città come nel caso di Settimio Severo e dei figli a Leptis Magna, per non parlare di Cesare e Augusto. Il momento della promozione istituzionale con l’assunzione di cognomenta di una città costituisce una preziosa occasione per far riemergere antichissime tradizioni religiose alle quali i cittadini locali erano legati in modo emozionale: forse gli dii patri, sconosciuti prima del processo di romanizzazione, rappresentano una forma di resistenza che è in contrasto con le nuove divinità introdotte dai coloni.

Cecilia Ricci si è posta la domanda se le iscrizioni che ricordano costruzioni (o rifacimenti o restauri e consolidamenti) di edifici pubblici possano essere legate alle promozioni di Rusicade nella Confederazione Cirtense con Traiano, Madauros, Thibursicum Numidarum, ove è però documentata una tradizione di interventi che inizia già in età repubblicana col re Iempsale figlio di Gauda. La studiosa si trova a che fare con una documentazione che lascia parecchi interrogativi sulla tipologia dei monumenti dal I al III secolo, come il teatro di Rusicade, i templi del culto imperiale o di singole divinità e sul fatto che alcuni di essi possano aver avuto un valore maggiormente significativo da un punto di vista del prestigio della città. Possiamo osservare il profilo dei protagonisti degli interventi e la volontà rappresentativa di gruppi familiari in ascesa nel tempo: il tutto da inquadrare nello sviluppo della Confederazione Cirtense.

Moheddine Chaouali e Ones Lemjid (INP) hanno richiamato il detto pliniano ex Africa semper aliquid novi che indica come l’Africa sia una fonte costante di sorprese e novità. Il nuovo inedito del servo Vilicus di Bulla Regia conferma la complessità della struttura dei 18 uffici doganali fin qui conosciuti per la riscossione dei IV publica Africae, lungo la frontiera (il c.d. Fossatum Africae) che non era chiusa ma permeabile e controllata già dall’età di Adriano. Tema affrontato di recente nel bel volume curato da Cristina Soraci Fiscalità ed epigrafia nel mondo romano, 2020. Del resto come abbiamo osservato su “Epigraphica” Mela Albana si era chiesta se il pagamento dei dazi in una stazione evitava un nuovo pagamento alla stazione successiva per le stesse merci, ponendo il problema dei confini dei singoli distretti. Naturalmente ci sono tradizioni locali che sopravvivono come per la stazione doganale di Vaga, l’attuale Beja, che già per Sallustio nel Bellum Iugurthinum era forum rerum venalium totius regni maxume celebratum (XLVII, 1).

Cristina Soraci avvia la ricognizione aggiornata degli studi sulla presenza dei duoviri e degli ex duoviri nei municipi e nelle colonie della Numidia romana, soprattutto a Cuicul (30 casi) ed a Diana Veteranorum, ben nota ma non sistematicamente indagata all’interno dell’articolato quadro regionale di riferimento. La promozione a municipium o colonia dei vari centri e la conseguente introduzione in essi di magistrature romane hanno rappresentato strumenti di inclusione e valorizzazione delle aristocrazie indigene, contribuendo alla costruzione di nuove forme di potere e identità civica, in un contesto cronologico in evoluzione. L’indagine, articolata su base territoriale, viene ampliata al IVvirato e consentirà di evidenziare dinamiche comuni e specificità locali, inserendo il caso numidico con una riflessione sui processi di romanizzazione e sulle strategie imperiali di integrazione delle élite provinciali.

Lucia Rainone ha presentato i principali interventi di edilizia pubblica documentati epigraficamente a Cirta tra l’età di Cesare e quella di Gallieno al fine di comprendere meglio le dinamiche della municipalizzazione. Nella discussione abbiamo osservato la distanza tra le nostre domande e le relative risposte, a causa dei danneggiamenti subiti da Cirta nell’età di Massenzio e dagli interventi urbanistici recenti che riducono le informazioni disponibili, per quanto si impone una revisione del materiale conservato e non sempre facilmente accessibile nel museo coloniale di Constantine. Nel complesso abbiamo visto ricostruita l’azione dei curatores operum locorumque publicorum e l’esistenza di due templi peripteri, dell’aedes Mercurii, il capitolium, una basilica cristiana, un ninfeo, ma soprattutto – a causa della singolarissima situazione topografica – i ponti, l’acquedotto di Gargilianus (di cui all’iscrizione studiata da Mireille Corbier nel citato articolo su L’Africa Romana III), l’anfiteatro, i mosaici, le statue con una particolare venerazione per Dioniso. Infine il tema dei quartieri periferici ai margini dell’altipiano della capitale numida di Massinissa, come la collina di Kudiat Aty con i mausolei che immaginiamo analoghi a quelli della vicina Kroub (con una forte tradizione numida) o le belle iscrizioni metriche tarde studiate da Paola Ruggeri.

Caroline Blonce (Université de Caen) ritiene che così come non tutti i riconoscimenti ad Adriano possono essere utilizzati per attestare la presenza dell’imperatore nelle città interessate durante i suoi viaggi, non tutte le promozioni istituzionali furono sempre accompagnate dalla costruzione di un arco onorario. Esiste, tuttavia, un piccolo numero di archi la cui dedica li collega esplicitamente al nuovo statuto giuridico, sia essa una promozione al rango di municipio o di colonia. Il tema è enorme e l’autrice distingue i casi sicuri (Lepcis Magna, Althiburos, Avitta Bibba, Thugga e Cillium) da quelli più incerti (Oea, Vaga, Uchi Maius, Zama Regia, Thibursicum Bure). Credo che oggi possiamo esser sicuri che anche a Thignica si costruivano archi per puro evergetismo (il caso dei Memmii della civitas) ma anche un arco per ricordare la promozione a municipio Erculeo e Frugifero nell’età di Settimio Severo e Caracalla. Rimane la necessità di approfondire la distanza cronologica tra promozioni municipali e elevazione di archi, al di là della revisione delle iscrizioni dedicatorie spesso imprecise, visto che si segnala un ritardo dovuto forse alle autorizzazioni necessarie oppure alla durata stessa del cantiere per alcuni archi che presentano davvero caratteristiche stilistiche straordinarie come nel caso di Oea oggi Tripoli. Infine le sorprese delle nostre fonti, forse come per il titolo di Septimia e non Septimia Aurelia Antoniniana per l’arco della colonia di Vaga dedicato nel 209 sotto Settimio Severo e Caracalla (CIL VIII 14395).

Lorenzo Gagliardi con una straordinaria competenza romanistica ha dato impulso agli studi sullo statuto degli incolae indigeni nelle colonie romane, tema centrale per comprendere i rapporti giuridici tra coloni e popolazioni locali. La tesi maggioritaria sostiene la coesistenza di due modelli: da un lato gli incolae indigeni, assoggettati alla giurisdizione dei magistrati coloniali; dall’altro le res publicae peregrinorum, comunità autonome configuranti le Doppelgemeinden (il doppio dominio), ampiamente attestate in Africa. La dottrina recente nega l’esistenza degli incolae e riduce ogni caso al modello delle res publicae. L’analisi dei passi gromatici di Siculo Flacco e Igino sembra però mostrare la pluralità delle soluzioni previste, confermata dall’epigrafia (come l’editto di Antiochia di Pisidia) e dai catasti (Orange). L’incolatus dei nativi risulta distinto ma complementare rispetto alle res publicae peregrinorum. Discussione è stata sollevata sull’interpretazione tecnica e giuridica del termine iurisdictio presente nelle fonti gromatiche, così come sulla rappresentazione effettiva delle procedure relative agli agri redditi, in situazioni spesso differenti.

Moheddine Chaouali (À propos du passé pré-municipal de Viltha : encore un castellum civil dans la Moyenne vallée de l’oued Medjerda) ha presentato una dedica inedita di una statua, Genio cast(elli) Aug(usto) (forse la Fortuna Vilthensis ?) che un C. Na(m)gedus ha posto a sue spese, per la sede del corpus, di una corporazione religiosa locale. Gli aspetti rilevanti sono molti, mi limiterò a segnalare quelli istituzionali e quelli onomastici : il castellum di cui si parla è forse uno degli 83 castella della pertica di Cartagine come ad Uchi Maius (CIL VIII 26874, da collegare col M. Caelius Phileros di Formia, CIL X 6104). Sull’onomastica – davvero interessante perché esito di una forma locale tardo-punica – basterà un rimando all’indice del recente volume di Alessandro Campus.

Sabine Lefebvre dell’Université de la Bourgogne (L’aide discrète des sénateurs et des chevaliers dans la promotion des cités : l’exemple de la Proconsulaire) ha esaminato le procedure della promozione, la difesa dei privilegi del pagus civium Romanorum rispetto alla civitas peregrina di Thugga, la serie di legationes urbicae di personaggi eminenti (patroni, legati) per ottenere almeno lo ius Latii (sullo stesso tema era annunciato l‘intervento scritto di Samir Aounallah, Communautés doubles dans l’Afrique proconsulaire). E poi il significato dell’indulgentia imperiale come sull’arco di Uchi Maius che contiene anche un richiamo alla Libertas riconquistata (CIL VIII 26262), con un provvedimento imperiale sollecitato silenziosamente ad esempio da alcuni cittadini illustri come Marco Attio Corneliano, divenuto poi prefetto del pretorio, civis et patronus, esaltato ob incomparabilem erga patriam et cives amorem (CIL VIII 26270) : non solo con allusione ad interventi economici, ma alla gratitudine per il prestigio ottenuto dalla che patria lontana, ora colonia libera ; così ad Abbir Cella un esponente della stessa famiglia sotto Filippo l’Arabo (CIL VIII 814).

 

Cari amici,

dal mosaico dei vostri interventi in questi tre giorni scaturiscono nuove piste e nuovi impegni, che certo ci saranno utili per capire e per allargare uno sguardo che vogliamo ancora per lunghi anni sempre più partecipe, affettuoso e solidale.

Municipal promotions in Africa Proconsularis and Numidia between Caesar and Gallienus: institutions, society, economy

Municipal promotions in Africa Proconsularis and Numidia:

Il saluto della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine, Sassari 10 settembre 2025 ore 17, intervento di Attilio Mastino
Inizia stamane questa ricchissima tre giorni voluta dal Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali in particolare dal prof. Antonio Ibba e dal prof. Antonio M. Corda del Dipartimento di Lettere, Lingue e BB CC, nell’ambito del progetto biennale PRIN tra le Università di Sassari, Cagliari, Catania, Molise, Verona. La presidente della Scuola archeologica italiana di Cartagine Anna Depalmas, impegnata fuori sede, e il Presidente onorario Sergio Ferdinandi, mi hanno pregato di portare il loro saluto, nel decimo anno di attività della SAIC che coincide in questi giorni col terzo spostamento della Biblioteca Moscati, effettuato da Salvatore Ganga: un particolare saluto ai colleghi tunisini Moheddine Chaouali e Ines Lemjdi e ai colleghi stranieri che ci onorano per la loro presenza. Siamo vicini alla Tunisia in un momento come questo, siamo idealmente al porto di Sidi Bou Said al fianco della flotilla global sumud colpita dai droni e auguriamo loro in arabo sumud, nel senso di fermezza o perseveranza, ma anche resilienza o resistenza, con tutta la nostra simpatia e il rifiuto di accettare la strage e l’umiliazione di un intero popolo, quello palestinese. Allo stesso tempo con la condanna della strage del 7 ottobre 2023 che, nell’ambito dell’operazione “diluvio” voluta da Hamas, ʿamaliyya ṭūfān al-Aqṣā, ha avviato un processo che alimenta odio e risentimento. Abbiamo tutti il bisogno di incontrarci, di discutere, di superare gli sbarramenti, di capire le ragioni di tutti con rispetto. Lo faremo in questi giorni e non è senza significato il fatto che i nostri lavori si svolgeranno in questa bella aula che ricorda Fiorenzo Toso, linguista del ponente ligure ma radicato in Sardegna in particolare a Calasetta e a Carloforte oltre che a Sassari, scomparso nel settembre di tre anni fa: Toso ha lavorato a lungo a Thabaraca, ha collaborato con Monique Longerstay, la moglie del compianto Jehan Desanges, presidente dell’Associazione “Le pays vert” che ha operato attivamente tra la Tunisia, la Sardegna e la Liguria e non solo. Scrivendomi pochi giorni dopo la scomparsa di Fiorenzo, Monique mi raccontava il suo dolore per la notizia che aveva avuto da Remigio Scopelliti di Calasetta, ex sindaco e attore famoso da noi, incaricato a svolgere questo pietoso incarico dal nostro collega nei suoi ultimi giorni, quando a 60 anni sentiva arrivare la fine e voleva essere sicuro di esser ricordato agli amici: e aggiungeva <<Une terrible perte pour les études tabarquines. Un savant et un homme que j’appréciais beaucoup. Il avait à peine 60 ans. Qu’il repose en paix. Notre dernier contact date de fin avril dernier. J’avais participé au festival de Levanto, à l’invitation de mon amie Laura Canale, ancien directeur général des relations internationales de la région ligure. On y parlait des « Tabarchini ». On attendait Fiorenzo en personne mais il a présenté son intervention par zoom, trop de travail pour être présent, disait-il…, malade>>.


Del resto ospitare a Sassari questo incontro che raccoglie tanti studiosi, storici, epigrafisti, archeologi, geografi e giuristi, divisi in cinque unità operative che hanno lavorato insieme per anni sui temi che amiamo ha un significato ancora maggiore perché ci troviamo in una delle appendici di quella Caserma Ciancilla dove si svolse la prima sessione dei convegni de L’Africa Romana nel dicembre 1983 (con la conferenza di Hédi Slim), fortemente voluta dal nostro maestro Marcel Le Glay, scomparso nel 1992, con gli atti pubblicati a spese della ricerca ministeriale coordinata da Sandro Schipani e dedicata all’impero universale. Ho sentito Sandro nei giorni scorsi, sta per concludere l’edizione integrale della traduzione del Digesto e vi saluta tutti con affetto; voleva raggiungermi martedì alla Scuola Danese per la presentazione fatta da Frédéric Hurlet del volume su Cartagine romana (Roman Carthage: a Reappraisal dedited by Jesper Carlsen & John Lund, Quasar, Roma 2024). Beh, l’ho dispensato.
Infine ci emoziona la presenza con noi di Mireille Corbier, direttrice de L’Anné épigraphique che dà un sapore speciale a questo incontro, dedicato al tema della municipalizzazione del Nord Africa: Mireille ha visitato Sassari per la prima volta quaranta anni fa per il III convegno de L’Africa Romana ed ha seguito con attenzione l’attività della SAIC, che chiude il suo primo decennio con la presentazione oggi di questo straordinario volume di Sergio Ribichini <<Punica regna vides>>. Nove anni di attività della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC), 2016-2024, UNICApress/comunicazione, SAIC, 2025, che daremo a tutti i partecipanti.
Benvenuti tutti i congressisti e affettuosi auguri di Buon lavoro.

Roman Carthage: A Reappraisal: presentazione alla Scuola Danese di Roma il 9 settembre 2025 ore 18

Roman Carthage. A Reappraisal, An International Conference, 18 January 2022, Accademia di Danimarca, Via Omero 18, 19 gennaio 2022

Presentazione a Roma il 9 settembre 2025 ore 18

Book launch/Presentazione libro
Roman Carthage: A Reappraisal
ed. by Jesper Carlsen and John Lund


Tuesday, 9 September at 6 p.m./Martedì 9 settembre 2025 ore 18:00
Presented by Jesper Carlsen (in English), University of Southern Denmark,
and Professor Frédéric Hurlet (in Italian), Université Paris Nanterre
The new supplement to Analecta Romana Instituti Danici, Roman Carthage: A Reappraisal contains fifteen papers that originate from an international conference held at the Danish Aacdemy in Rome in January 2022. The overriding aim of the conference was to assess current research on Roman Carthage for the purpose of inspiring future directions.
The sixteen ancient historians and archaeologists who had contributed to the volume originate from Tunisia, Italy, Belgium, Canada, Spain, France, England and Denmark. Their papers are concerned with various aspects of Roman Carthage, using very different approaches and source material. Some papers present the results of recent archaeological fieldwork, while other articles examine sculpture, architecture, inscriptions, defixiones and epigrams. Two papers analyze private collections of antiquities from Carthage and the illicit export of ancient art from Tunisia.
Il nuovo supplemento della serie Analecta Romana Instituti Danici, dal titolo Roman Carthage. A Reappraisal, contiene quindici articoli tratti da un convegno internazionale tenutosi presso l’Accademia di Danimarca a Roma nel gennaio 2022. L’obiettivo principale del convegno era quello di prendere in esame le attuali ricerche su Cartagine di epoca romana con lo scopo di ispirare future strade.
I sedici storici dell’antichità e archeologi che hanno contribuito al volume provengono da Tunisia, Italia, Belgio, Canada, Spagna, Francia, Inghilterra e Danimarca. I loro contributi trattano vari aspetti della Cartagine romana, impiegando approcci e fonti molto diversi tra loro. Alcuni articoli presentano i risultati di recenti ricerche archeologiche sul campo, mentre altri esaminano scultura, architettura, iscrizioni, defixiones ed epigrammi. Due articoli analizzano collezioni private di antichità provenienti da Cartagine e l’esportazione illecita di arte antica dalla Tunisia.

I NUOVI DIRIGENTI DELLA SAIC

Nel Consiglio Scientifico della Scuola archeologica italiana di Cartagine il 19 maggio 2025 si è definita la composizione degli organi dopo l’assemblea del 3 marzo e lo scambio di consegne col Presidente uscente Attilio Mastino, avvenuta il 24 aprile al Museo del Bardo di Tunisi.

PRESIDENTE: Anna Depalmas, depalmas@uniss.it

PRESIDENTE ONORARIO: Sergio Ferdinandi, sergio.ferdinandi@esteri.it

SEGRETARIA: Danila Artizzu, artizzu@gmail.com

Danila Artizzu, Segretaria SAIC

TESORIERE. Alberto Gavini, gavini.saic@gmail.com

CONSIGLIERI:

Bruno D’Andrea, bruno.dandreauni@gmail.com

Rossana De Simone, rossanadesimone@libero.it

Giulio Lucarini, giuliolucarini@gmail.com

Le ulteriori nomine saranno comunicate quanto prima

 

L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE ONORARIO DELLA SCUOILA ARCHEOLOGGICA ITALIANA DI CARTAGINE SERGIO FERDINANDI AL MUSEO DEL BARDO A TUNISI

Discours prononcé au Musée du Bardo, Tunis

Mesdames et messieurs, collègues et amis,

dans cet espace du colloque dédié à la SAIC, au bilan de ces neuf premières années et à l’installation des nouveaux organes de gouvernance, mon intervention ne sera pas cette fois-ci d’ordre scientifique, mais se limitera à quelques réflexions sur ces deux journées de travail menées au Musée du Bardo pour célébrer les 60 ans de coopération archéologique italo-tunisienne et sur le rôle de la SAIC dans la promotion de l’archéologie en Tunisie.​

Permettez-moi tout d’abord de remercier les organisateurs de cet important événement: le directeur général de l’Institut National du Patrimoine, Tarek Baccouche, l’Ambassadeur d’Italie en Tunisie, Alessandro Prunas, et le directeur de l’Institut Italien de Culture à Tunis, Fabio Ruggirello. Comme je l’ai déjà souligné lors de la Giornata dell’Archeologia célébrée il y a deux ans à Rome au Capitole, lors d’un événement réunissant plus de 300 représentants des missions archéologiques italiennes à l’étranger, il est fondamental d’organiser ces rencontres non seulement pour surmonter une réticence et une conflictualité non infrequente entre les universités opérant dans les mêmes territoires, mais surtout pour échanger des communications scientifiques, des informations, des connaissances techniques, en optimisant, là où cela est possible, également les instruments, les méthodologies et les modes opératoires, dans une phase conjoncturelle où les ressources dédiées à la recherche archéologique subissent une contraction progressive. Je prie donc les organisateurs de veiller à ce que des rencontres comme celle-ci, rendues encore plus précieuses par la participation conjointe des directeurs de mission tunisiens et italiens, puissent acquérir une périodicité régulière, si ce n’est annuelle, du moins biennale.​

Au-delà de l’effet symbolique, l’événement souligne l’engagement de l’Italie à renforcer encore le lien et la collaboration, également sur le plan culturel, avec la République tunisienne, entamée au lendemain de l’indépendance du protectorat français en 1956. La recherche archéologique, ces dernières décennies, a fortement contribué au renforcement des relations commerciales et culturelles entre les deux pays, représentant en général un véhicule privilégié pour la coopération et la construction de relations synergiques entre les nations. L’importance de la Tunisie pour l’Italie a été encore soulignée par le Gouvernement italien à travers l’inclusion du pays parmi ceux bénéficiaires du Piano Mattei, qui inclut également des programmes de valorisation du patrimoine archéologique dans le cadre du travail complexe mené par l’AICS-Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale.

En tant que haut fonctionnaire de l’État, ainsi qu’en tant qu’archéologue, c’est avec une grande satisfaction que je constate, au cours des nombreux voyages réalisés entre le continent africain et asiatique ces dernières années, une présence croissante de l’archéologie italienne. Cette présence n’est certes pas due seulement à la préparation scientifique et technique de nos opérateurs, mais je pense qu’elle est également imputable à une donnée culturelle qui nous pousse à « entrer chez autrui » sur la pointe des pieds, avec le juste respect, l’empathie et une disponibilité au dialogue et à la coopération, non imprégnée d’une approche paternaliste de type post-colonial. L’archéologie italienne n’est pas victime de cette conception de supériorité eurocentrique affirmée au XIXe siècle en matière de protection et de conservation du patrimoine culturel et archéologique, qui légitimait aussi le soin et surtout la conservation des témoignages matériels d’autrui; au contraire, notre patrimoine en a été largement victime au cours des siècles, si l’on considère comment les collections italiennes enrichissent les dépôts des principaux musées de la planète. Nous allons dans le monde, en Tunisie en particulier, non seulement pour « enquêter la terre » afin de réaliser des publications scientifiques, mais avec l’idée d’entrer dans la culture de ce pays merveilleux et de construire des parcours d’études, de conception et de restauration des monuments investigués, afin qu’ils puissent ensuite être mis à la disposition des populations et des autorités locales, dans une optique non seulement de jouissance, mais aussi de cette nécessaire promotion touristique, qui, en préservant les traditions et la culture immatérielle, puisse constituer un moteur économique avec la création d’opportunités de travail pour les nouvelles générations. C’est là le principal motif pour lequel, comme cela a été souligné à plusieurs reprises au cours de ces journées de travail, pas moins d’une quinzaine de missions archéologiques italo-tunisiennes sont aujourd’hui opérationnelles, faisant de l’Italie le premier partenaire culturel de la République tunisienne.​

 

Revenant à la SAIC, je remercie tout d’abord les membres pour m’avoir élu, ces dernières semaines, à la présidence honoraire. Comme l’a rappelé Sergio Ribichini dans le précieux volume présenté il y a quelques minutes, la SAIC est née en 2016, dans le sillage d’une activité d’étude et de recherche prolifique de plusieurs décennies menée sur l’Afrique punique et romaine par le monde académique méditerranéen, en particulier mais pas exclusivement avec les grands colloques «L’Africa Romana». Aujourd’hui, la SAIC doit représenter un point de départ pour la construction d’une grande communauté scientifique qui, avec respect, attention et compétence, reste ouverte et disponible au dialogue avec les autorités culturelles, le monde académique, mais aussi les chercheurs, les passionnés et les écoles.​ Ce que nous nous apprêtons à recueillir avec Anna Depalmas et le nouveau Conseil scientifique est un grand patrimoine, une institution qui, en quelques années depuis sa fondation, a connu une croissance extraordinaire, devenant un point de référence dans le domaine méditerranéen et international pour la recherche et l’archéologie.​

 

Hier, ici au Bardo, nous avons rendu hommage à un grand maître de l’École archéologique tunisienne, M’hamed Hassine Fantar ; aujourd’hui, permettez-moi de célébrer l’un des plus grands maîtres de l’Académie scientifique italienne: Attilio Mastino. Un maître au sens le plus complet du terme. Hier encore, une collègue dde l’Istituto Italiano per l’Archeologia a rappelé avec émotion, dans son intervention, sa première expérience de fouille à Uchi Maius sous la direction d’Attilio, alors qu’elle était encore lycéenne, avec d’autres jeunes… il ne s’agit pas d’une approche didactique si répandue dans le monde académique; outre l’extraordinaire stature scientifique, la capacité d’impliquer et de motiver les jeunes dans la recherche peut être confirmée par les nombreux élèves d’Attilio présents ce matin au Bardo. La SAIC lui est reconnaissante non seulement pour sa fondation, mais aussi pour l’action de coordination et d’impulsion qu’il a su insuffler, assurant ainsi la continuité du travail entrepris par Sabatino Moscati, fondateur des études phéniciennes et puniques, et qui se poursuivra dans les années à venir.

C’est précisément à Moscati que, sur la colline de Byrsa, acropole de la Carthage punique, romaine, vandale et byzantine, a été dédiée la prestigieuse bibliothèque, siège de la SAIC inaugurée en 2022. Elle représente bien plus qu’un lieu d’étude pour les jeunes Tunisiens; elle incarne un lieu symbolique de rencontre entre le monde académique tunisien et italien.​ Les travaux en cours de conception pour le musée, dans lequel la bibliothèque est hébergée, nécessitent un transfert temporaire. Je sollicite donc le soutien des autorités compétentes afin de préserver l’esprit avec lequel elle a été établie et, surtout, de mener une recherche synergique pour trouver une nouvelle solution logistique institutionnelle, permettant une utilisation plus large et transformant la bibliothèque en un véritable centre de recherche et de formation scientifique.​

 

Aujourd’hui, le défi auquel le gouvernement tunisien est confronté sur le plan culturel est certainement celui de l’investigation, de la restauration et de la valorisation d’un patrimoine culturel d’une importance extraordinaire, en renforçant et, dans certains cas, en concevant des parcours touristiques thématiques, susceptibles d’enrichir l’offre touristique en attirant des visiteurs non seulement de passage, mais également impliqués dans la redécouverte des trésors monumentaux et des valeurs des traditions culturelles caractéristiques des différentes régions du pays.​ Ce défi, aux multiples facettes et profils d’activité, enregistre des résultats significatifs, tels que celui poursuivi avec succès par le directeur général Tarek Baccouche, qui, en ces jours, a réussi à rapatrier en Tunisie des milliers de vestiges archéologiques.​

 

Dans ce parcours partagé, reliant passé, présent et avenir, fondé sur des valeurs solides de respect, de confiance, de développement des connaissances et de désir de promouvoir un patrimoine, la SAIC met à disposition son capital humain et scientifique pour contribuer à renforcer davantage cette précieuse et féconde collaboration.​

L’intervento a Tunisi del segretario della SAIC Sergio Ribichini e il suo volume Punica regna vides

L’activitÉ de la « SCUOLA ARCHEOLOGICA ITALIANA

DI CARTAGINE » DEPUIS SA CrÉation EN 2016

 

Sergio Ribichini

Monsieur le Président, autorités, chers collègues, c’était le 18 mars 2016, et moi, j’étais ici à Tunis, pour présenter, d’une manière plutôt nombriliste, la naissance de la SAIC, la « Scuola Archeologica Italiana di Cartagine. Documentazione, Formazione e Ricerca ».

Sur la vague de mes souvenirs et à titre de comparaison, me voici aujourd’hui à évoquer les choses faites, les choses dites et les propositions qui ont guidé notre action au cours des neuf dernières années.

Je voudrais tout d’abord saluer les membres du Conseil Scientifique de la SAIC sortants et entrants.

D’un côté, le Conseil présidé par Attilio Mastino, dont je faisais partie comme Secrétaire, avec le Président d’Honneur Piero Bartoloni, le Trésorier Michele Guirguis et les autres Conseillers Antonio M. Corda, Pier Giorgio Spanu et Alessandro Teatini, auxquels se sont bientôt ajoutés Maria Antonietta Rizzo et Savino di Lernia, ce dernier remplacé ensuite par Lorenzo Nigro. C’est le noyau de démarrage qui a géré la SAIC jusqu’à présent.

De l’autre, le Conseil qui vient d’être élu, avec Anna Depalmas à la Présidence et Sergio Ferdinandi Président d’Honneur, qui prennent le relais et dirigeront l’Assemblée des membres à partir de demain : avec Danila Artizzu, Alberto Gavini, Bruno D’Andrea, Rossana De Simone et Giulio Lucarini, auxquels pourraient s’ajouter Massimo Botto et Giovanni Distefano.

Un tel revirement radical dans le management vient des règles que nous nous sommes données en 2016[1], lorsque nous étions confiants dans la réussite de l’initiative, mais vraiment aucun de nous ne pensait arriver à évaluer notre mandat de la manière que nous évoquons aujourd’hui.

Nous étions au départ 25, nous sommes à présent environ 250, parmi lesquels les membres ordinaires, les membres honoraires, les membres correspondants et les bienfaiteurs.

Nous nous sommes réunis en Assemblée générale 18 fois, principalement en Tunisie, et nous avons profité de la connexion en ligne d’abord pour surmonter l’obstacle de la pandémie de la COVID 19, puis pour permettre à tous les membres de participer, même à distance, à chaque événement organisé.

Qui nous sommes, est dit vit. La SAIC est une Société Scientifique qui vise à promouvoir la coordination entre les initiatives de la coopération archéologique italienne dans la région méditerranéenne. De cette façon, elle souhaite appuyer les possibilités de recherche, formation et diffusion des connaissances et mettre en valeur les apports des initiatives individuelles, tout en contribuant activement au dialogue interculturel et aux politiques de développement de chaque Pays du Maghreb.

La SAIC se présente comme la voix de la communauté scientifique italienne intéressée aux anciennes civilisations méditerranéennes, au sujet des sciences historiques, archéologiques et de l’Antiquité, l’Histoire de l’Art, la Conservation, Restauration et Mise en valeur du Patrimoine culturel.

La structure de « Société Scientifique » nous a semblé la solution la meilleure pour éviter les chicanes de la bureaucratie, même si de ce fait la SAIC peut apparaître comme un organisme de gamme mineure, par rapport à une Société participé ou à une Agence, par exemple : deux formes qui ont besoin de ressources financières importantes et de niveaux décisionnels nombreux et élevés.

L’appellation d’« École », en revanche, nous a parue préférable à d’autres formules, pour attirer l’attention sur la formation des jeunes ; ainsi que le nom de «Carthage» a été adoptée parce qu’il évoque, de toute évidence, l’intérêt pour les études historiques sur l’Afrique du Nord.

De cette façon, les maîtres mots de la SAIC découlent du sous-titre de sa dénomination : « Documentation, Formation et Recherche », et suivent la filière « recherche ® sauvegarde ® conservation ® mise en valeur du patrimoine culturel », pour la promotion et le développement des connaissances, ainsi que pour la transformation de la recherche en service.

La SAIC est autonome, mais elle fonctionne d’un commun accord avec les autorités concernées, notamment pour la Tunisie : l’Institut National du Patrimoine et l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle ; ensuite avec notre Ministère des Affaires Etrangères et de la Coopération Internationale, l’Institut Culturel Italien et l’Ambassade d’Italie à Tunis ; ainsi qu’avec beaucoup d’autres Associations académiques et scientifiques, Fondations, Institutions régionales, nationales et internationales, tant pour la coopération que pour l’appui ou le patronage.

Que ce soit pour l’organisation de cours et de conférences, ou pour l’attribution de bourses, la création d’une bibliothèque, l’organisation d’exposition, l’appui aux différentes missions archéologiques, ou encore l’apport pour le transfert de technologies et la mise en valeur du Patrimoine, la philosophie qui nous a guidé depuis le début était de réaliser une structure de liaison et de dissémination. Notre objectif était d’agir dans le domaine de la documentation, la formation, la recherche, dans le domaine archéologique, tout en contribuant au dialogue interculturel et intergénérationnel.

Voilà alors les nombreux symposiums, les présentations de livres, les cycles d’autoformation que nous avons organisés, même en ligne et sous forme d’une SAIC-Academy.

Voilà également notre projet éditorial avec des Cahiers et des Volumes de libre accès, pour la diffusion rapide et gratuite des résultats de la recherche de tous ceux qui partagent nos intérêts et objectifs scientifiques[2].

Une nouvelle Revue[3] a été créée à périodicité annuelle et une nouvelle série de volumes[4] a été mise en place, grâce aux excellentes compétences de direction d’Antonio M. Corda et de Paola Ruggeri[5].

Par choix de méthode, la SAIC n’a pas eu, jusqu’à présent, des propres missions archéologiques dans les territoires qui furent de Carthage. Elle a plutôt fonctionné comme une liaison entre les différentes initiatives italiennes dans le Maghreb, notre représentation diplomatique et les institutions locales.

La SAIC publie les résultats des fouilles et en soutient les responsables ; elle facilite la participation des jeunes par le biais de contributions aux frais ; réunit et diffuse les informations afin de dépasser la fragmentation des recherches et de contribuer à une discussion internationale profitable[6].

La SAIC a également créé une bibliothèque spécialisée, qui est intitulée à Sabatino Moscati et qui a été inaugurée à Tunis par le don de plus de 6.000 publications offertes par les deux filles du savant professeur. L’École poursuit maintenant l’accroissement et la mise en œuvre de cette bibliothèque, tant par des volumes supplémentaires, donnés par les Associés, que par le catalogage et l’utilisation en ligne[7].

L’École contribue à la formation des jeunes et encourage l’organisation de cours intensifs, des stages, des masters et des doctorats, par le biais d’accords signés avec les institutions universitaires en Italie, en Tunisie, ou ailleurs.

Nous avons également ouvert des procédures pour attribuer des bourses à des étudiants, des conservateurs et des chercheurs, pour compléter leurs études et leur formation pratique.

Parallèlement, un Site web et une Page du réseau social Facebook ont été conçus dès le début[8].

Par des parrainages et des contributions, la SAIC a également soutenu la recherche d’équipe, pour tous ceux qui font confiance en sa capacité propulsive.

Pour permettre une meilleure évaluation du travail accompli, à l’initiative d’Attilio Mastino et d’Antonio M. Corda j’ai rassemblé notre histoire récente dans un bouquin que l’on commence à diffuser ces jours-ci[9]. Il s’agit d’une publication de la maison d’édition de l’Université de Cagliari (UNICAPress), distribuée gratuitement en format électronique[10]. Avec un style que j’espère soit clair et abordable pour tous les lecteurs, je raconte ceux neuf ans de la SAIC, mais je parle aussi de la méthode, des questions ouvertes et des perspectives qui permettent d’harmoniser la coopération.

Le livre s’ouvre avec un salut de S.E. l’Ambassadeur d’Italie à Tunis et se termine par nos remerciements communs à tous ceux qui, en Tunisie, en Italie et ailleurs, ont permis de réaliser les intentions avec lesquelles nous avons commencé en 2016. À cette époque-là nous avons envisagé, entre autres, (1) une exposition photographique itinérante sur les initiatives archéologiques que l’Italie mène avec les collègues tunisiens ; (2) une grande base de données numérisée, qui peut s’ajouter au patrimoine libraire, avec documents, photographies, matériel des archives ; ainsi (3) qu’une grande initiative pour la mise en valeur du patrimoine archéologique et le soutien à l’esprit d’entreprise local, aux arts créatifs, à l’artisanat et à l’enduit touristique. Enfin : c’était un engagement ; c’est un legs que je relance dans un dernier souffle pour tous les participants à la SAIC.

Et c’est pourquoi je passe la parole à la professeure Anna Depalmas et à Sergio Ferdinandi, pour achever cette présentation. Barakallahu feek, wassalam ‘alaykum, wa tahia Tounes !

 

[1] Article 9 de notre Statut: « Les membres du Conseil scientifique restent en fonction pendant trois ans; ils peuvent être réélus pour un maximum de trois mandats consécutifs et dans leurs fonctions respectives pour un maximum de trois mandats au total ».

[2] La sphère culturelle, tant de la Revue que des Monographies, est celle des sciences historiques, de sciences de l’antiquité et du patrimoine. Le cadre temporel de référence va de la préhistoire à la période fatimide (XII sec.), alors que du point de vue géographique la zone retenue est celle de l’Afrique du Nord (en particulier la Tunisie et les Pays du Maghreb) qui constitue à la fois un espace géographique physique et un terme culturel de comparaison pour les études portant même sur des aspects communs à d’autres régions et sur les échanges matériels et culturels. Une attention particulière est accordée aux études portant sur les aspects liés à la muséalisation, à la restauration des monuments, aux questions de la mise en valeur des gisements culturels, matériels et immatériels.

[3] CaSteR, « Cartagine. Studi e Ricerche », est une Revue de recherche de libre accès, parrainée par un Conseil scientifique international et évaluée par un Comité de lecture (open acces et peer reviewed). Elle se trouve dans les principaux moteurs d’indexation bibliographique, classée comme Revue scientifique internationale par l’European Reference Index for the Humanities and Social Sciences (ERIH Plus). CaSteR est publiée annuellement à partir de 2016, en deux éditions, en ligne et sur papier.

[4] Parallèlement, la Série « Le monografie della SAIC » (avec les « Dossiers » qui l’accompagnent) est une initiative lancée en 2017, elle aussi en deux éditions, en ligne et sur papier. Nous croyons en effet à l’importance et à la valeur même symbolique de la réalisation d’une série de publications concernant le contexte territorial de l’Afrique du Nord, distribuées en accès libre et dédiées à l’histoire, l’archéologie et l’épigraphique, avec de nouvelles perspectives, telles que l’anthropologie et l’histoire des religions du monde ancien, l’histoire du genre et la valorisation des gisements culturels.

[5] La cible des responsables de la Revue et de la Série (Antonio M. Corda et Paola Ruggeri) est d’encourager la recherche interdisciplinaire, tout en présentant les publications de la SAIC comme des « bols d’échange et de discussion », non seulement parmi les membres de la communauté des spécialistes du secteur, mais aussi entre les différents groupements académiques et la société civile, au-delà de toutes les barrières.

[6] C’est ce que nous avons fait depuis la création de la SAIC, en convoquant immédiatement tous les acteurs sur le terrain à Tunis au printemps 2016, puis en 2017.

[7] La « Bibliothèque Sabatino Moscati », crée par la SAIC, est en Tunisie : elle a été établie sur la colline de Byrsa, d’un accord commun avec l’INP et l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle, dans des locaux du Musée National de Carthage qui ont été spécialement réaménagés et meublés.

[8] Tous les deux sont alimentés en continu et suivis par un large public.

[9] Sergio Ribichini, «Punica regna vides». Nove anni di attività della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC), 2016-2024, Cagliari: UNICApress e SAIC, 2025. XXIV+334 pp.; 43 figg. in testo. https://doi.org/10.13125/unicapress.978-88-3312-176-5.

[10] Pour nous tous, le choix de la distribution intégral en ligne est un gage de démocratie, de diffusion capillaire des idées et de libre accès pour tous à la connaissance.

L’intervento della Presidente della SAIC Anna Depalmas a Tunisi

Mesdames et Messieurs, autorités présentes,
je tiens à remercier l’Ambassade d’Italie et l’Institut Italien de Culture de Tunis pour avoir organisé cette importante et fructueuse rencontre de chercheurs.

Bien que l’auteur ait déjà évoqué, et donc anticipé, les contenus de son livre, je pense qu’il est néanmoins opportun d’en faire une présentation, même brève.

Nove anni di attività dal 2016 al 2024 della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine nel volume Punica regna vides.

ou

Neuf années d’activité, de 2016 à 2024, de l’École Archéologique Italienne de Carthage, dans le volume Punica regna vides. 

 

Ce livre est une œuvre de 334 pages, rédigée avec un soin extrême et une grande exhaustivité par Sergio Ribichini, et publiée par UnicaPress de l’Université de Cagliari.

L’auteur est parvenu, de manière remarquable et avec un style agréable et érudit, enrichi de réflexions et d’approfondissements historiques et archéologiques, à raconter, en dix chapitres, presque autant d’années de vie de la SAIC –Scuola Archeologica Italiana di Cartagine ou « École Archéologique Italienne de Carthage. Documentation, Formation et Recherche » — depuis sa fondation, le 22 février 2016 à Sassari, en présence de vingt-cinq chercheurs qui élurent Attilio Mastino comme président, Piero Bartoloni comme président honoraire, et cinq membres du Conseil Scientifique : Antonio Maria Corda, Pier Giorgio Ignazio Spanu, Alessandro Teatini, Michele Guirguis, Sergio Ribichini (nommé secrétaire de la SAIC par le président).
Puis, en 2017, le Conseil Scientifique proposà, et l’Assemblée approuvà, d’élargir le Conseil à neuf membres, avec l’ajout de Maria Antonietta Rizzo et Savino Di Lernia (remplacé en 2023 par Lorenzo Nigro).

L’ouvrage de Sergio Ribichini décrit en détail les éléments centraux de l’activité de l’École, menés à travers ses canaux éditoriaux : la revue Caster dirigée par Antonio Maria Corda, les collections Les Monographies de la SAIC et Les Dossiers des Monographies de la SAIC dirigées par Paola Ruggieri, ainsi que par ses activités scientifiques, notamment les conférences, les séminaires et la SAIC Academy cette dernière coordonnée par Sergio Ribichini lui-même.

Un chapitre — le quatrième — est dédié à la Bibliothèque “Sabatino Moscati” de Tunis, fondée à la suite de la donation de la famille du chercheur, en particulier de ses filles Laura et Paola. Avec plus de 6000 volumes, elle constitue un patrimoine important partagé entre plusieurs institutions : SAIC, l’Agence de Mise en Valeur du Patrimoine et de Promotion Culturelle, et l’Institut National du Patrimoine de Tunis, qui ont signé des accords pour sa gestion.

Comme décrit le cinquième chapitre, la SAIC mène des activités de formation en soutenant des parcours doctoraux, des stages, et en attribuant des bourses pour des recherches archéologiques en divers lieux de Tunisie, ainsi que pour des formations conjointes issues de la coopération entre les Universités de Sassari et de Carthage. La partie dédiée aux missions archéologiques et aux programmes de recherche illustre la variété et la richesse des actions menées en Tunisie. À cela s’ajoute le projet Urbs Antiqua, un programme de coopération entre la SAIC et l’Agence Italienne pour la Coopération au Développement, visant à promouvoir le dialogue interculturel et les politiques de développement en Tunisie grâce à une action innovante dans le domaine du patrimoine archéologique, réalisée en synergie avec des institutions et acteurs publics et privés, italiens et tunisiens.

Le sixième chapitre est consacré aux activités de diffusion et de valorisation : conférences, socialmedia comme Facebook (À titre d’exemple, l’auteur mentionne le 22 février 2025, avec plus de 5 000 followers de diverses nationalités, avec une portée de 11 000 post et 2 600 interactions). Les actions de dissémination scientifique sont nombreuses : participation à des événements publics comme, en Italie, Tourisma (édition 2025), ou encore organisation d’expositions, telle celle inaugurée en 2023 à la Bibliothèque “Sabatino Moscati” sur la Byrsa de Carthage : Du crayon au clic. Les antiquités d’Afrique du Nord de Luigi Balugani, aujourd’hui, également présentée à la Bibliothèque Universitaire de Sassari. La SAIC a également patronné des colloques tels que, comme vous le savez, L’Afrique Romaine XXI (Tunis, 2018) et L’Afrique Romaine XXII (Sbeitla, 2022).

Le septième chapitre retrace les parcours de deux chercheurs ayant inspiré les actions de la SAIC, Sabatino Moscati et Antonino Di Vita, ainsi que les portraits de sept membres disparus et onze mémoires d’amis de la SAIC.

L’ouvrage se conclut par des documents relatifs à la SAIC : sa fondation, ses statuts, règlements, comptes rendus, et les événements marquants de ces neuf années d’intense activité scientifique.

Il s’agit, dans son ensemble, d’une archive précieuse, d’un héritage transmis aux plus de 250 membres, à la communauté scientifique, et désormais entre les mains du président honoraire Sergio Ferdinandi, du Conseil élu (Danila Artizzu, Bruno D’Andrea, Rossana De Simone, Alberto Gavini, Giulio Lucarini), et à moi-même, afin que nous en gardions un exemple éclatant pour l’avenir qui nous est confié, dans un esprit de gratitude et d’admiration pour le travail accompli par le président Attilio Mastino, le président honoraire Piero Bartoloni, le secrétaire Sergio Ribichini, et l’ensemble du conseil précédent.

Une mission que nous poursuivrons avec les mêmes instruments qui ont constitué jusqu’à présent les bases de notre action : l’intensification des recherches archéologiques et historiques dans une large dimension méditerranéenne, la formation prioritaire des jeunes chercheurs, l’ouverture souhaitée de nouveaux domaines de recherche scientifique, et le renforcement de la coopération tuniso-italienne dans une perspective commune de recherche et de valorisation du patrimoine archéologique de cette terre amie qui nous accueille.