L’impresa italo-tunisina ad Althiburos

Condividi
  •  
  •  
  •  

Il 16 novembre si è conclusa la “Campagna 2018” della missione archeologica tunisino-italiana dell’Università di Macerata in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine di Tunisi (INP) presso il teatro romano di Althiburos (Governatorato di El Kef, Tunisia) (Fig. 1) , finanziata dall’Ateneo maceratese con l’importante contributo del Ministero degli Affari Esteri e con il sostegno dell’Ambasciata italiana a Tunisi, dell’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi e della Scuola Archeologica Italiana di Cartagine.

La missione di quest’anno è stata di grande respiro ed ha visto coinvolti il personale dell’Università di Macerata (in particolare la dott.ssa Marzia Giuliodori ed il sottoscritto coadiuvati dall’arch. Claudia Lamanna e dal dott. Tommaso Giuliodoro), dell’INP (oltre al prof. Nabil Kallala il prof. Sahran Chérif, la dott.ssa Moufida Jnen, il dott. Chokri Taihri, il dott. Mounir Torchani) e ben 10 studenti di numerosi atenei tunisini (Mahdi Arfa, Insaf Ayari, Rym Ben Hedia, Amani Mednini, Amel Minawi, Yusra Ben Meriem, Islem Ben Salem, Khalil Fersi, Kaouther Messaoudi, Nibrass Naouri), con il prezioso aiuto del capo cantiere Mohamed Ghabi e grazie al lavoro di oltre 35 operai locali, forniti dall’INP (Fig. 2).

La missione si è svolta dal 30 ottobre al 16 novembre (sul campo dal 31 ottobre al 13 novembre). Sotto la direzione congiunta del prof. Nabil Kallala e dello scrivente sono stati portati avanti i lavori di scavo della cavea del teatro, su una ampia superficie ed in profondità (Figg. 3-4). In particolare è stato ampliato in estensione il “Saggio cavea” e sono stati unificati il “Saggio pulpito” ed il “Saggio A”, che adesso costituiscono un’unica grande trincea disposta lungo l’asse del teatro e che ha raggiunto in alcuni punti una profondità di circa tre metri dal piano di calpestio. Il teatro romano di Althiburos è in uno stato di conservazione davvero eccezionale: costruito probabilmente alla fine del II secolo d.C. venne fortificato in età bizantina e rioccupato in età medievale, come testimoniano i ritrovamenti dello scavo di quest’anno, che hanno riportato in luce strutture e strati riferibili alla occupazione del monumento nel IX-XI secolo (Fig. 5). Oltre al lavoro di scavo è stato dedicata particolare attenzione al rilievo del monumento e degli elementi architettonici e alla sistemazione dei materiali rinvenuti durante lo scavo (Fig. 6), lavoro per il quale devo ringraziare il prezioso contributo della dott.ssa Giuliodori, della dott.ssa Jnen e del dott. Taihri (Fig. 7).

La missione di quest’anno è stata impegnativa ma coinvolgente e di grandissima soddisfazione (Fig_8) e ha gettato le basi per un proficuo lavoro futuro, che prevede lo scavo dell’intero monumento, lo studio architettonico e dei materiali dello scavo ed infine una proposta di ricostruzione e restauro del monumento nell’ottica della sua valorizzazione e dell’intero sito che, secondo l’intenzione dell’INP e delle autorità locali, dovrebbe servire da volano per lo sviluppo turistico ed economico dell’intero comprensorio (Fig. 9).

 

Gilberto Montali